CONVOCAZIONE

PRESIDIO
DI DONNE A CAMPO DI FIORI - ROMA
24 aprile 2008
dalle ore 19.00

In risposta all'ennesimo abuso di una giovane donna aggredita e violentata alla stazione La Storta.

Le donne di Roma esprimono la loro solidarietà e vicinanza alla ragazza stuprata. Come abbiamo affermato con forza nella manifestazione del 24 novembre 2007 a Roma, la violenza maschile sulle donne non ha confini e non sarà nessun decreto sicurezza a porvi fine, né braccialetti né ronde. Non accettiamo alcuna strumentalizzazione politica e partitica, a fini elettorali o di campagna xenofoba e razzista.
Invitiamo tutte le donne e tutte le realtà femminili, femministe e lesbiche a ritrovarsi in piazza. Solo la solidarietà fra donne può fermare la violenza patriarcale, da sole la subiamo, insieme la sconfiggiamo.

per aderire scrivere a: info@controviolenzadonne.org

adesioni:
le donne riunite il 22 aprile 2008 alla Casa Internazionale delle Donne
Circolo Femminista Rivoluzionario - Origine Donna
controviolenzadonne.org















Convocazione assemblea a Roma per il
22 aprile 2008



PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA

Ancora uno stupro a Roma e ancora una volta la violazione del nostro corpo è usata per catturare un senso comune inaccettabile perchè fortemente lesivo per le donne.
La violenza maschile sulle donne non è un dato emergenziale ma strutturale e noi sappiamo bene che non conosce differenze di classe, etnia, cultura, religione e appartenenza politica. Ricordiamo che la violenza sulle donne, quella più nascosta e diffusa è quella che avviene nell'ambito familiare ad opera di mariti, fidanzati, parenti, ex partner. Come abbiamo affermato con forza nella manifestazione del 24 novembre 2007 a Roma, la violenza sulle donne non ha confini e non sarà nessun decreto sicurezza a porvi fine.
In ragione di questo non accettiamo nessuna strumentalizzazione politica e partitica, a fini elettorali o di campagna xenofoba e razzista.
Le donne possono combattere la violenza e nessuno lo può fare per noi! Costruiamo insieme un forte momento di solidarietà e di denuncia sul nostro territorio in risposta all'ennesimo abuso di una giovane donna aggredita e violentata alla stazione La Storta di Roma.
Vogliamo che nessuna donna che subisce violenza in qualsiasi parte di questo paese si senta mai sola.

Solo di questo si parlerà nell'assemblea di
Martedì 22 aprile 2008
Ore 18.30
Sala Simonetta Tosi, piano terra
Casa Internazionale delle Donne via della Lungara 19, Roma

per adesioni: info@controviolenzadonne.org

controviolenzadonne.org







Convocazione assemblea a Roma per il
18 aprile 2008



Gli uomini della sinistra verso un governo OMBRA
le donne della sinistra verso un governo SOLE

A tempi foschi bisogna rispondere, se ci riusciamo, con quel filo di speranza che non abbandona mai le donne. Vediamoci per valutare la situazione alla Casa Internazionale delle Donne, Venerdi 18 alle 18,30.

La presidenza AFFI

Presidenza A.F.F.I.







Assemblea di Roma del 10 aprile 2008

Roma, 12 aprile 2008

Nel silenzio dell'informazione, come al solito, le donne hanno lavorato. Si è studiato, ci si è incontrate, si è discusso e si è scritto. Ci sono stati a Roma due incontri per discutere fra donne di questa legge elettorale "porcata" e dell'atteggiamento sessista dei palazzi del potere che ci vede discriminate nelle decisioni della politica e dei partiti. Nell'ultima assemblea alla Casa Internazionale delle Donne, indetta da AFFI, Donne in Nero e controviolenzadonne.org, cui hannno partecipato circa sessanta donne fra singole e appartenenenti a varie associazioni romane, la questione voto è stata attentamente analizzata e scandagliata. Il "porcellum", la vergognosa e anticostituzionale legge con cui andremo a votare per la seconda volta, è stata rigirata come un calzino per scoprirne trucchi ed insidie fin nelle trame più nascoste.
Appurata l'impossibilità di svincolarsi da questa trappola elettorale ben congegnata che rende irrilevante la protesta tramite astensionismo e ci costringerà, nella maggiorparte dei casi, a votare turandoci il naso, si è discusso delle inziative delle donne già in corso e di quelle ancora possibili per denunciare almeno il mancato rispetto della parità di genere all'interno delle liste elettorali, come sancito dall'articolo 51 della Costituzione Italiana.
"Restare unite", "fare da collante con le altre donne", "fare rete", "fare massa", "fare informazione con le donne" queste le frasi che si sono sentite più spesso nella nostra assemblea, insieme a tanti dati sulla rappresentanza di genere, proposte nuove ed iniziative delle donne che sono già in corso. Nessuna iniziativa, sia ben chiaro, è in opposizione all'altra, sono tutte valide a da tutte praticabili, sono tutte reazioni a questo "malessere" che proviamo tutte nel partecipare a queste votazioni, sono tutte espressioni della voglia di contare anche nella politica che si fa nei palazzi degli uomini. Ogni singola iniziativa non è che l'espressione della voglia di libertà e autodeterminazione delle donne.

Iniziative di protesta già in corso

Sciopero della fame
- Wanda Montanelli (responsabile della Consulta Nazionale delle Donne Italia Dei Valori) ha superato un mese di sciopero della fame iniziato l'11 marzo 2008 e ancora in corso contro lo "scarso rispetto della componente femminile interna e le modalità di definizione delle liste di candidature" nell'Italia dei Valori.
Per informazioni: http://www.comitatoperwandamontanelli.com

Causa civile per danno esistenziale
- Ancora Wanda Montanelli ha intentato una causa civile contro Antonio Di Pietro che, in qualità di segretario del partito, non ha candidato nelle sue liste lei, come altre donne, in modo paritario.

La lettera scarlatta
- UDI Nazionale. Una spilla recante una D rossa da indossare andando al seggio: "Una D rossa: non un simbolo di partito, ma solo una spilla...per farci riconoscere come le portatrici di una nuova e antica infamia: quella di essere donne a questo mondo, ovunque a questo mondo, ovunque si decide"
Nota: la spilla che viene distribuita dall'UDI reca oltre la D rossa il logo di 50e50 e l'indirizzo del loro sito...
Per informazioni: http://www.udinazionale.org

Voto ma protesto 1
- Cartolina virtuale da inviare al Presidente della Repubblica. La prima inviata da Laura Moschini, riporta questo testo: "per dichiarare che non rinuncerò al mio diritto di voto, anche se mutilato, per le elezioni del nuovo parlamento. Le chiedo di considerare questo messaggio una pubblica protesta e una ferma richiesta per una nuova legge elettorale."
Il messaggio può essere inviato da:
https://servizi.quirinale.it/webmail

Proposte dell'assemblea:

Voto ma protesto 2
- Cartellino da indossare andando al voto , proposta che è venuta da Nadia Cervoni di Donne in Nero. Si può stampare, si può scrivere a penna e attaccarlo sul vestito. Le donne che vogliono possono organizzare dei "presidi" volanti e informali davanti ai seggi (attente a non ostacolare l'ingresso ai seggi o disturbare le operazioni di voto, è reato!) e spiegare alle altre donne il significato del "cartellino" che indossano e della loro protesta nonché illustrare come far pervenire la cartolina di protesta al Presidente della Repubblica.

L'assemblea si è conclusa con l'intensione dichiarata delle donne che hanno partecipato di rivedersi subito dopo il voto alla Casa Internazionale delle Donne, convocando un'assemblea nazionale sabato 10 maggio a Roma per continuare la discussione ed analizzare eventuali strategie di protesta contro la discriminazione di genere in politica e azioni per promuovere il cambiamento immediato di questa legge elettorale.

Assemblea di Roma "Ad un passo dal voto" del 10 aprile 2008







LETTERA APERTA

Roma, 30 novembre 2007

Care tutte, la manifestazione che abbiamo costruito insieme in poco più di un mese, ha superato di gran lunga le aspettative di ognuna di noi. La presa di parola di oltre centocinquantamila donne e lesbiche contro la violenza maschile sulle donne, agita soprattutto in famiglia, è un risultato politico straordinario.
Il corteo ha attraversato generazioni e femminismi dando valore alle differenze. Per molte di noi un corteo di donne per le donne ha dato forza alla nostra voce, ai nostri corpi, alla nostra soggettività politica. Consapevoli che quella separatista è una delle pratiche con cui le donne scelgono di esprimersi, siamo interessate a rilanciare una discussione perché non vogliamo prescindere dal dialogo e dal confronto. Il dato politico più importante è l'instancabile partecipazione di ognuna di noi in questo percorso, la condivisione di una piattaforma comune, l'autodeterminazione con la quale abbiamo rivendicato contenuti, pratiche e finalità, la sintonia con cui abbiamo risposto alla prevaricazione di soggetti istituzionali e partitici che, con politiche familiste e sessiste, hanno disconosciuto la libertà di scegliere delle donne. La nostra lotta contro la violenza passa necessariamente attraverso la libertà e l'autodeterminazione delle donne e delle lesbiche, messe in discussione da una proposta di modifica peggiorativa della 194, dal mantenimento della legge 40, dalle politiche pro famiglia avanzate dal governo grazie all'istituzione di un ministero ad hoc, dal pacchetto sicurezza.
Avevamo dichiarato in più occasioni (appello e comunicati stampa) di essere antifasciste, antirazziste e antisessiste. È per questa ragione che ci siamo riappropriate del corteo e della piazza spontaneamente e collettivamente. Altro che violenza, la nostra contestazione è stata una forma di autodifesa. Non è forse violenza il comportamento di sopraffazione di chi non ha voluto ascoltare il contenuto di questa giornata di lotta? Non è forse violenza non rispettare le nostre pratiche di rifiuto della delega e delle logiche di rappresentanza?
"Quando le donne dicono no, vuol dire no". Le parlamentari e le ministre contestate hanno tentato di togliere la parola alle donne del corteo per ottenere visibilità e sostenere politiche in contrapposizione con i contenuti della manifestazione. Hanno cercato di strumentalizzare il nostro movimento anche grazie al salotto mediatico allestito da La 7, venuta meno agli accordi presi.
Le contestazioni hanno contribuito a chiarire sui media la distanza delle nostre posizioni politiche con quelle istituzionali, la differenza tra protagonismo collettivo e presenzialismo opportunista, l'affermazione della soggettività femminista, lesbica e femminile contro la mercificazione dei nostri corpi.
E la chiamano antipolitica... noi la chiamiamo coerenza dei nostri percorsi politici.
Nostra esigenza e desiderio è ora una valutazione collettiva del percorso e della giornata che ha segnato il 24 novembre. Per questo proponiamo un'assemblea nazionale il 12 gennaio a Roma come luogo di espressione, di incontro e di relazione, strumento e pratica utile a dare continuità al nostro movimento con una reale condivisione di pratiche e di percorsi. Rimaniamo aperte ad altre proposte che potrebbero venire da reti territoriali differenti.

Saluti femministi.

L'Assemblea romana







CONVOCAZIONE

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CONTRO LA VIOLENZA
MASCHILE SULLE DONNE

L'assemblea di singole donne e di realtà associative femminili,
femministe e lesbiche, provenienti da tutta Italia, che si sono riunite
in assemblea pubblica domenica 21 ottobre a Roma
presso la Casa Internazionale delle Donne
sulla base dell'appello diffuso dal sito
www.controviolenzadonne.org

In occasione della
Giornata Internazionale
contro la violenza sulle Donne

convoca una

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
SABATO 24 NOVEMBRE 2007 - ORE 14

Le donne denunciano le continue violenze e gli assassini che avvengono in contesti familiari da parte di padri, fidanzati, mariti, ex e conoscenti.
E' una storia senza fine che continua a passare come devianza di singoli, mentre la violenza contro le donne avviene principalmente all'interno del nucleo familiare dove si strutturano i rapporti di potere e di dipendenza.
Ricordiamo che l'aggressività maschile è stata riconosciuta (dati Onu) come la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo.
Il tema, soprattutto in Italia, continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura avallando la tesi che sia qualcosa di ineluttabile, mentre si tratta di un grave arretramento della relazione uomo donna.
La violenza contro le donne non deve essere ricondotta, come si sostiene da più parti, a un problema di sicurezza delle città o di ordine pubblico. La violenza maschile non conosce differenze di classe, etnia, cultura, religione, appartenenza politica.
Denunciamo la specifica violenza contro le lesbiche volta a imporre un modello unico eterosessuale.
Non vogliamo scorciatoie legislative e provvedimenti di stampo securitario e repressivo.
Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo non può esserci salto di civiltà.
Scendiamo in piazza e prendiamo la parola per affermare, come protagoniste, la libertà di decidere delle nostre vite nel pubblico e nel privato. Scendiamo in piazza per ribadire l'autodeterminazione e la forza delle nostre pratiche politiche.

controviolenzadonne.org