COMUNICATO
Donne In Nero

LIBERTA' PER LEYLA ZANA E PER IL POPOLO CURDO IN TURCHIA



Ancora prigione per Leyla Zana condannata a due anni di carcere per avere nominato pubblicamente il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), Abdullah Ocalan. La condanna emessa il 10 aprile 2008 dal tribunale di Diyarbakir è per "propaganda a favore di un'organizzazione terroristica".

Questa la risposta della Turchia alla recente sentenza della Corte europea di Lussemburgo che ha tolto il PKK dall'elenco delle organizzazioni terroristiche.

Dopo dieci anni passati nelle carceri turche, dal 1994 al 2004, ancora un violento tentativo di togliere voce a una tra le personalità curde che maggiormente si battono per la pace tra curdi e turchi.

Leyla Zana ha dimostrato al mondo di essere una donna di straordinario coraggio e fermamente convinta da sempre della necessità del dialogo.

Continuiamo a sostenere Leyla Zana, "prigioniera di pace" e il suo diritto alla libertà e chiediamo all'Europa che le ha assegnato nel 1995 il premio Sakharov per i diritti umani, di fermare l'escalation brutale delle forze politiche più reazionarie turche, responsabili dei fatti di sangue accaduti durante l'ultimo Newroz e dei tanti processi a carico di sindaci e esponenti politici curdi.

L'Europa giochi seriamente la carta delle trattative per l'entrata di Ankara in Europa ed esprima una ferma condanna per la sentenza iniqua che condanna ancora una volta Leyla Zana.

L'Italia metta seriamente al primo posto il rispetto dei diritti umani e non gli interessi di mercato accogliendo la richiesta di moratoria sulla vendita delle armi italiane alla Turchia.

Donne In Nero

per adesioni:
donneinnero7.roma@email.it

Donne In Nero






COMUNICATO
UDI - Unione Donne in Italia Sede nazionale

Contraccezione d'emergenza: anche noi "non possumus"



Non possiamo più tollerare la vergognosa indulgenza delle istituzioni sanitarie e di governo verso quei medici che fanno obiezione alla prescrizione della contraccezione d'emergenza, detta "pillola del giorno dopo". Episodio dopo episodio, denuncia dopo denuncia, ci troviamo di fronte ad una diffusa e vergognosa omertà. E diciamo questo proprio ora, dopo che finalmente si rompe, anche sulla stampa, il muro di silenzio che ha circondato le nostre denunce in tutti questi anni. Ora che, a elezioni ormai sopraggiunte, Livia Turco ha predisposto due numeri, pubblicati dai giornali (0659942378-0659942758) corrispondenti all'Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero della Salute, per "segnalare casi di rifiuto di certificazione della contraccezione d'emergenza" (la Repubblica, 9 aprile 2008), ora che qualcuno, per esempio il PM della Procura di Roma, nel chiedere l'archiviazione della denuncia presentata nel 2006 da una donna che si era vista rifiutare la certificazione, incomincia a porre il quesito se "forse" sia il caso di legiferare sull'obiezione di coscienza dei medici (la Repubblica, 9 aprile 2008).
Ora, forse, si incomincia a capire che cosa è successo in questi anni di "ritardo", in realtà anni di copertura ideologica, maschilista e fondamentalista di gravi prevaricazioni contro le donne. Facciamo dunque sapere che l'UDI- Unione Donne in italia segue con pena e vera angoscia le vicissitudini delle donne che girano da un posto all'altro, elemosinando ciò che spetta loro di diritto... ma aggiungiamo che daremo voce e azione alla nostra pena.
Quei medici buontemponi (molti uomini e qualche donna, ahimè) che sottopongono giovanissime terrorizzate e insicure, ma anche donne mature e consapevoli, all'umiliante gioco dell'oca che hanno inventato per loro (vai alla casella, salta, fai un passo indietro) debbono sapere che abbiamo tutta l'intenzione di togliere il giocattolo dalle loro mani.
A breve sarà attivo il Comitato nazionale delle donne "Quando decidiamo noi", promosso dall'UDI, che fra i suoi obbiettivi principali prevede proprio il monitoraggio (dalla parte delle donne) della corretta applicazione della 194, con tutti i suoi corollari.
Vedremo se nell'Italia e nell'Europa del terzo millennio si potranno ancora predisporre queste forche caudine per deridere e disprezzare le donne, se la definizione della funzione di un farmaco deve essere subordinata all'estro del momento o se esistono definizioni convenzionali che debbono valere per tutti.
Gli ordini professionali di medici e farmacisti, le direzioni sanitarie e i sindaci (responsabili ultimi della salute dei cittadini) avranno in noi un pubblico attento, nel frattempo chiediamo al prossimo governo di liberalizzare subito la contraccezione d'emergenza, togliendo le donne dal ricatto di gente senza scrupoli e anche un po' perversa. Abbiamo aderito alla campagna radicale su questo tema e continueremo ad insistere su tale obbiettivo a breve termine.
Tutti sanno che la "pillola del giorno dopo" è un contraccettivo d'emergenza (definizione ufficiale dell'OMS), praticamente innocua, almeno come lo può essere un farmaco, che è distribuita senza ricetta in molti paesi europei e in alcuni (Norvegia, Olanda e Svezia) è distribuita anche fuori dalle farmacie. Dunque la ricetta è lo strumento di controllo e di filtro che dobbiamo togliere di mezzo.
Contemporaneamente certo pretendendo una sanità civile e sottoposta alla legge e non una giungla dove ciascuno fa quello che gli pare, pretendendo quindi che i santoni dell'embrione, anche virtuale, compiano le proprie pratiche lontani dai luoghi della salute pubblica, ma siccome potrebbe essere una cosa lunga e ci siamo fidate anche troppo della buonafede di dirigenti sanitari, medici e amministratori, intanto diciamo: via la ricetta dalla contraccezione d'emergenza!

Laura Piretti

Udi-Unione Donne in italia

Roma 15 Aprile 2008

UDI - Unione Donne in Italia,
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via dell¹Arco di Parma 15, 00186 Roma tel 06 6865884
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Udi-Unione Donne in italia






COMUNICATO STAMPA
sommovimento femminista_PG e Rete delle Donne Umbra
16 marzo 2008

Presidio

Matedì 18 Marzo alle ore 9 davanti al tribunale di Perugia, in Piazza Matteotti, per l'udienza preliminare per il femminicidio di Barbara Cicioni.

L'assassino non bussa ha le chiavi di casa!

Manifestiamo la nostra rabbia contro la "strage" quotidiana fatta di stupri e uccisioni contro le donne, una "strage" che si consuma generalmente in famiglia.

Proprio quella "sacra famiglia" tradizionale, eterosessuale e patriarcale
Che viene esaltata quotidianamente dalle istituzioni religiose, laiche e dai mass media.

Che cela vecchi ma sempre efficaci rapporti di potere e di dominio funzionali oggi alla riproduzione del sistema sociale neoliberale.

Che i governi di entrambi i maggiori schieramenti politici istituzionali si affannano a sostenere e a rafforzare attraverso misure familiste e securitarie.

Per ogni donna uccisa, stuprata, offesa siamo tutte parte lesa!

Saremo davanti al tribunale per denunciare e vigilare, perché non siamo più disposte a subire nessun tipo di giustificazione e sentenza sessista, né facili strumentalizzazioni da parte dei media e dei politici in grado di alimentare un pericoloso clima di paranoia securitaria e razzista.

Invitiamo tutte a partecipare all'iniziativa, perché solo la soggettività delle donne può contrastare questa violenza e costruire nuovi modelli di relazioni e convivenza.

Sommovimento femminista -PG-
Rete delle Donne -PG-

sommovimento femminista_PG e Rete delle Donne Umbra






COMUNICATO
Collettivo Amazora, Bologna
3 marzo 2008

solidarietà alle compagne denunciate a BOLOGNA

Diamo la nostra solidarietà alle compagne fermate a Bologna mentre volantinavano per il presidio del 4 marzo sotto il tribunale di Bologna, dove verrà processato lo stupratore Luigi Maraia.
Come compagne di Amazora non siamo nuove a questo tipo di persecuzione intimidatoria della polizia. Sin dai primi presidi indetti da "quelle che non ci stanno" abbiamo subìto intimidazioni da parte di polizia, carabinieri e soprattutto dalla digos. A Crevalcore, durante un'iniziativa contro lo stesso Maraia, ci è stata negata l'autorizzazione da noi richiesta; carabinieri e digos hanno tentato di ostacolare fisicamente il gruppo di donne che si era mobilitato per questa manifestazione e una compagna è stata richiamata in caserma per l'identificazione.
In un altro presidio un'altra è stata rincorsa dai soliti funzionari della digos, solo perchè rea di aver cancellato con una matita la scritta "puttana" dal muro.
Sempre i soliti funzionari della digos ci aspettano la sera all'uscita dai locali, cercando il momento in cui siamo da sole per intimorirci con atteggiamenti maschilisti e sessisti; ci seguono all'uscita dalle riunioni e ci identificano appena possono, comportandosi come se fossero loro gli stupratori e i molestatori e in più col potere della "divisa".
Non ci stupiamo dei loro atteggiamenti, perchè sappiamo che la polizia è pagata con i nostri soldi per mantenere l'ordine eterosessista e capitalista.
Bologna sta diventando laboratorio delle nuove tecniche di controllo e repressione; consigliamo a tutte le compagne di tenere la guardia alta contro tutto quello che viene chiamato sicurezza che invece è la sicurezza del sistema patriarcale e dei padroni.
Invitiamo tutte a denunciare tutti gli episodi di uso e abuso delle forze a danno di donne, lesbiche e femministe che si muovono per la loro autodeterminazione.
Contro tutti quelli che ci vogliono rimandare a casa e zittire, rispondiamo tutte scendendo in piazza, rendendo visibile la nostra lotta di liberazione!

Solidarietà tra donne femministe e lesbiche

Collettivo Amazora, Bologna

Collettivo Amazora, Bologna






COMUNICATO
UDI NAZIONALE 2 marzo 2008

INTIMIDAZIONE E ABUSI ANCHE A BOLOGNA

Sabato pomeriggio a Bologna tre ragazze stavano distribuendo in zona universitaria un volantino per informare le cittadine e i cittadini che si stava organizzando un presidio per solidarietà a Mara e a tutte le donne che hanno avuto il coraggio e la forza di denunciare il loro aggressore, rompendo così il silenzio della violenza quotidiana che le donne subiscono. Il volantino esprime la volontà delle donne di volerci essere davanti al Tribunale di Bologna, dove il 4 marzo si svolge il processo contro il violentatore di Mara, STUPRATA al Parco Nord della città il 26 agosto 2006 (lo ricorderete tutte!).
Ebbene le tre donne sono state bloccate da un'auto. Sono scesi tre uomini. In strada non c'era nessuno in quel momento.

Le ragazze hanno avuto paura e si sono strette tra loro mentre questi uomini si avvicinavano gridando "Dateci i documenti".
La più coraggiosa ha esclamato "Ma chi siete?" solo dopo si qualificavano come Digos.
Le ragazze cercavano di capire perché questo succedesse. Una di loro ha chiesto aiuto ai passanti, dato il comportamento palesemente o intenzionalmente aggressivo, idoneo a generare timore e a limitare la loro libertà morale.
Un'altra aggiungeva "Scusate, non mi fido. Voi siete in tre, ho paura". Sono state chiamate ben tre pattuglie della polizia, e mentre una ragazza contattava un'avvocata dell'UDI che le diceva di dare le generalità, un poliziotto le sequestrava il cellulare impedendole di parlare con l'avvocata e rifiutandosi di spiegare la situazione.
Le ragazze sono state portate in Questura nonostante che, dopo la telefonata all'avvocata avessero dichiarato di voler dare le generalità. Con arroganza e fare autoritario, le hanno afferrate per un braccio e per la testa pretendendo di condurle con la forza e infilatele in macchina come delinquenti le hanno portate in Questura, fotografate e hanno preso le impronte digitali.
Trattenute per quattro ore senza motivo. C'era anche una poliziotta, che è stata allontanata dai colleghi perchè non era d'accordo con quei metodi. Questi i fatti.

Oggi viviamo un paradosso!
Le forze dell'ordine che dovrebbero garantire l'ordine pubblico e la serenità sociale, con modi sconvenienti e inurbani hanno letteralmente terrorizzato delle ragazze che legittimamente manifestavo il loro sostegno a quelle donne che hanno subito violenza.

Lo sanno o dobbiamo spiegarlo noi a questi uomini che una ragazza oggi ha paura? Quando degli uomini si avvicinano ad una donna in una strada buia e poco frequentata dovrebbero sapere che la reazione della donna è comunque di timore, PERCHE' UNA DONNA SA QUELLO CHE PUO' SUCCEDERLE!

E QUESTI UOMINI, QUESTI POLIZIOTTI, NON POSSONO nell'occasione del compimento di un'attività seppur legittima, DISTRUGGERE IL RISPETTO CHE L'AUTORITÀ DEVE TRARRE, NON DALLA DIVISA CHE I SUOI RAPPRESENTANTI PORTANO, MA DALLA LEGGE CHE ESSI RAPPRESENTANO
Questo tipo di atteggiamento è riprovevole nei confronti di CHIUNQUE , ma in particolar modo nei confronti delle donne che nell'occasione difendevano in maniera civile i propri diritti e dignità.
Le donne oggi sono oggetto di soprusi e di violenza che non è solo quella fisica.
Questo stato di intimidazione in cui vengono poste le donne che non stanno alle "regole" non è giustificabile, nè sopportabile.
Le nostre nonne venivano arrestate nel 1946 perchè vendevano le mimose l'8 marzo, altre venivano arrestate perchè distribuivano volantini per sostenere il diritto al voto delle donne.
STIAMO RITORNANDO BRUSCAMENTE AL PASSATO?

UDI - UNIONE DONNE IN ITALIA
Sede nazionale, via dell'Arco di Parma 15 ROMA tel. 06.6865884
udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

Per info:
Marta Tricarico UDI donne e giustizia 333 5869355
Pina Nuzzo Delegata nazionale UDI 349 8444924

UDI - Unione Donne in Italia
Sede nazionale







COMUNICATO
UDI - Unione Donne in Italia
Sede nazionale


Roma piazza Cavour mercoledì 5 marzo 2008 dalle 10 alle 14

Tutte in piazza
per far sapere a tutti
che Elvira e Silvia non sono sole

Il 14 e 15 gennaio Pina Nuzzo, delegata nazionale dell'Udi - Unione Donne in Italia, ha partecipato alla trasmissione tv "Ricomincio da qui" condotta da Alda D'Eusanio.
Lì abbiamo saputo dell'incredibile storia di violenza da parte di un medico che ha narcotizzato, abusato e poi fotografato alcune pazienti.
Il percorso giudiziario della vicenda è simile ad altri mille ed è agli sgoccioli: condanna a 8 anni in primo grado, un accordo in appello tra il Procuratore Generale e la difesa per 4 anni di reclusione, mentre sono rimaste ferme le condanne civili stabilite in primo grado. La difesa dello stupratore è ricorsa in Cassazione per l'annullamento della condanna penale. L'udienza in Cassazione è fissata per il

5 Marzo


Quel giorno, con tutte le donne che vorranno, noi saremo lì per testimoniare a tutti - e soprattutto alle due donne che si sono rivolte ai Giudici per chiedere Giustizia - che...

il loro coraggio è la nostra forza!


Le associazioni di donne che vogliono partecipare alla manifestazione del 5 comunichino la loro adesione a questo indirizzo: udinazionale@gmail.com
In piazza ciascuna verrà con i propri simboli e materiali, purchè siano di associazioni femminili e non di partito, di nessun partito.
Grazie Pina Nuzzo

UDI - Unione Donne in Italia
via dell'Arco di Parma 15, 00186 Roma tel 06 6865884
udinazionale@gmail.com

UDI - Unione Donne in Italia
Sede nazionale







COMUNICATO
Associazione "Safiya" Onlus
Centro Antiviolenza Polignano a Mare (Ba)

Ogni giorno dobbiamo prendere spunto da episodi di violenza e soprusi compiuti ai danni delle Donne per ribadire il nostro sdegno, il nostro dolore che ormai non ha più spazi per essere espresso. In realtà siamo proprio stanche di questo clima che è politico, è volutamente oscurantista, è deliberatamente misogino, perché da sempre la condizione della Donna è la cartina di tornasole di una società democratica, evoluta.
Siamo lo specchietto per le allodole...la politica dei partiti ci usa a piacimento. Quando si voleva calunniare il governo di centrosinistra si parlava di moratoria della legge 194, di obiezione di ciscienza anche dei farmacisti, di tutela della vita dei feti, di famiglie riconosciute solo se benedette da prole e con tanto di vera brillante all'anulare, fuori le coppie di fatto e chi se ne importa se quelle coppie magari omosessuali praticano molto più coerentemente il messaggio di amore. Chi se ne importa se proprio tra le mura domestiche le donne subiscono le più terribili violenze, chi se ne importa se per salvare il feto si ammazzano delle vite che respirano, camminano e hanno dei sentimenti?
E' tutto un bluff! E' caduto il governo di centrosinistra ed ora alle elezioni e la musica non cambia, sembra c he l'ago della bilancia siamo sempre solo noi donne. E si continua a parlare della nostra vita, delle nostre scelte, delle nostre emozion i più profonde con una tale sfacciataggine e senza mai chiederci il parere, che onestamente viene il voltastomaco.
Ci sono le elezioni, benissimo, chiediamo alle donne che non stiano a vedere chi è più sensibile alle nostre istanze, chi difende il pensiero laico, chi è paladino di democrazia. Prendiamoci i palchi, riappropriamoci delle piazze, occupiamo gli spazi che ci competono, facciamo sentire la nostra voce, solidarizziamo finalmente il genere!!! E' l'unica vera vittoria che si può sperare.

Anna Maria Montanaro
Presidente Associazione "Safiya" Onlus
Centro antiviolenza Polignano a mare (Ba)

Associazione "Safiya" Onlus
Centro Antiviolenza Polignano a Mare (Ba)







COMUNICATO
Associazione Casa della Donna di Pisa

Dopo i gravissimi fatti di Napoli e i ripetuti e violenti attacchi alla legge 194 l'Associazione Casa della Donna di Pisa promuove sabato pomeriggio un presidio in Banchi in difesa della legge, dei suoi principi ispiratori, del diritto all'autodeterminazione, contro il tentativo di criminalizzare le donne che sono costrette ad abortire ed i medici non obiettori.
Le donne sono invece il soggetto cui biologicamente e socialmente è affidata la tutela della vita, vita che spesso si trovano a difendere in situazioni di gravissima difficoltà e nella assenza di aiuti da parte dello Stato. Per tali motivi l¹Associazione promuove una iniziativa in Banchi Sabato pomeriggio alle h. 16 per la sensibilizzazione sulle problematiche che sono emerse di recente ed nel corso dell'ultimo anno sull'attuazione della legge 194.

Pisa 15.2.2008

La Presidente dell'Associazione

Virginia Del Re

Associazione Casa della Donna di Pisa






COMUNICATO STAMPA
DONNE RAPPRESENTANTI DI ISTITUZIONI,
ASSOCIAZIONI E SEMPLICI CITTADINE - PADOVA

Sabato 16 febbraio dalle ore 11.00 alle 14.00,
DONNE RAPPRESENTANTI DI ISTITUZIONI, ASSOCIAZIONI E SEMPLICI CITTADINE a difesa della LIBERTA' di SCEGLIERE delle donne in merito all'interruzione di gravidanza, presidieranno lo spazio di fronte alla Clinica Ostetrica dell'Ospedale di Padova.

Insieme
con le donne di ROMA, NAPOLI, MILANO, VENEZIA, BOLOGNA, BRESCIA e di molte altre città siamo e saremo in prima linea per difendere e tutelare, senza giudicare, le donne che ricorrono all'ivg.

Obiettivo della manifestazione è far arrivare la nostra voce e la nostra solidarietà alle donne che si trovano in QUESTI GIORNI nell'attesa di abortire legalmente presso tale struttura, che lo hanno fatto da poco e ne portano i segni dentro, e più in generale a tutte quelle donne che si sentono OFFESE dalle parole di chi minaccia la Legge 194 per fare la PROPRIA CAMPAGNA ELETTORALE. Vogliamo trasmettere anche un profondo senso di solidarietà umana agli unici due medici rimasti nell'Ospedale di Padova ad effettuare interruzioni di gravidanza. nonostante un clima sociale intimidatorio e, temiamo, un contesto lavorativo di tensione.

GIU' LE MANI DALLA 194 E DALL'AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE

ADERISCONO PER IL MOMENTO LE ASSOCIAZIONI:
Padova50E50
Comitato Pari Opportunità - Università di Padova
Circolo Drasticamente
Nodo DPI di Padova
Associazione Oikos Bios
Donne in Nero
Udi (UNIONE DONNE IN ITALIA) di Cadoneghe
Associazione Luca Coscioni per la Libertà di ricerca
DONNE IN MOVIMENTO: Facciamo la Festa all'8 Marzo
La redazione del web magazine www.padovadonne.it
CGIL di Padova
FP CGIL Azienda Ospedaliera e USL 16 di Padova
Delegate sindacali RDB dell'Azienda Ospedaliera e USL 16 di Padova
Donne Democratiche di Padova
Donne dei Verdi di Padova
Cantiere La Sinistra L'Arcobaleno di Padova
Rifondazione Comunista di Padova
Comunisti Italiani di Padova
Sinistra Democratica di Padova

PRIME ADESIONI PERSONALI:
Milvia Boselli, presidente consiglio comunale di Padova
Giuliana Beltrame, consigliera comunale
Alessandro Zan, consigliere comunale
Aurora D'Agostino, consigliera comunale
Tosca Cecchinato, consigliera provinciale
Silvia Clai, consigliera provinciale

DONNE RAPPRESENTANTI DI ISTITUZIONI,
ASSOCIAZIONI E SEMPLICI CITTADINE - PADOVA







COMUNICATO
compagne della Rete Antifascista Perugina

Storie recenti e di antica oppressione

Roma, 2 febbraio 2008: un convegno di "scienziati" neonazisti, sotto l'egida clerical-fascista del sinistro governo Prodi e con la benedizione di Ratzinger e Ruini, stabilisce l'obbligo, per i medici, di "rianimare i feti abortiti se vitali, indipendentemente dalla volontà della madre, perché prevale l'interesse del neonato, a meno che non si palesi un caso di accanimento terapeutico".
Un feto, anche a 28 settimane, non ha tutti gli organi vitali completamente sviluppati (cervello e polmoni) e se nasce prematuro non ha molte possibilità di sopravvivere; figuriamoci a 90 giorni (per l'IVG) o a 23 settimane (per l'aborto terapeutico)! Cos'é allora "accanimento terapeutico" per questi signori?
E così dalle crepe della 194 (che già penalizzano le donne legittimando l'uso/abuso dell'obiezione di coscienza e la presenza nei consultori dei "volontari" cattolici), passando per la vergognosa legge 40 (per la quale la donna vale meno di un embrione) e un provvedimento regionale di stampo medievale come quello della sepoltura dei feti in Lombardia (sulla base di specifici "protocolli d'intesa" stipulati da alcune ASL con il "Movimento per la vita dell'Armata Bianca", con sede principale all'Aquila, dove nel dicembre '91 inaugurò il primo monumento "Ai bimbi non nati"), siamo passati ai film dell'orrore: vogliono generare delle non-persone, dei mostri, degli "esseri vitali" (come giustamente preferiscono chiamarli Ratzinger, Ruini e la casta dei suddetti medici) che si possono manipolare senza alcun controllo, mentre ostacolano la ricerca per la cura delle malattie genetiche, vietando la sperimentazione medica sugli embrioni umani. E poi parlano di "Bioetica", cosa c'è di etico e di scientifico in tutto ciò?
Ma non basta!
Napoli, 12 febbraio 2008: La polizia fa irruzione al II Policlinico dopo segnalazione anonima di un inesistente reato di "feticidio". Forse i poliziotti intendevano imporre al personale medico di rianimare un feto morto e che mai avrebbe potuto sopravvivere, essendo morto già nel grembo della madre, alla 21° settimanama ed affetto dalla sindrome di Klinefelter" (difetto dei cromosomi che causa ritardo mentale, problemi al cuore, diabete e assenza di alcuni ormoni). Un aborto terapeutico più che leggittimo quindi!
Illegittimo è stato il blitz, con aperte violazioni alla stessa procedura legale, con un'interrogatorio da inquisizione alla donna e alla sua compagna di stanza al solo scopo di terrorizzarle, terrorizzare il personale medico e tutti coloro che si trovano o potrebbero trovarsi in analoghe condizioni. Perché il segnale gravissimo che questo stato di polizia lancia a tutti noi é: "punirne uno per educarne cento". Perché parlare solo di "diritto d'aborto" oggi diventa sovversivo. Perché è in atto una crociata neo-oscurantista da moderno medioevo, volta a riconfermare i valori di fondo del sistema capitalista, portando indietro la ruota della storia.
Solo alcuni mesi fa la chiesa di Ratzinger/Ruini/Bagnasco definiva le donne che ricorrono all'aborto "terroriste dal volto umano" e oggi le stesse sono accusate di essere esecutrici della pena capitale ("feticide" appunto) dallo squadrista mediatico Ferrara, che accosta la sua moratoria sull'aborto a quella dell'ONU sulla pena di morte e proprio in questi giorni si candida a cavalcare la crociata antiabortista con la sua lista elettorale.
Un altro aberrante passo verso la barbarie, verso l'oppressione delle donne, delle nostre vite, delle nostre scelte, dei nostri pensieri. Verso una società in cui nessuno di noi può decidere, nessuno di noi ha diritti sulla propria vita perché le decisioni sono in mano alla classe dominante e a chi la rappresenta, che può decidere di fornire "assistenza sanitaria" al feto abortito e di toglierla ai proletari, magari avvelenandoli con una vita precaria, con l'insicurezza delle sue fabbriche, dei suoi inceneritori, delle sue discariche e con qualche buona manganellata se protestano. Chi se ne frega se nelle cariche della polizia di Manganelli e De Gennaro vengono contusi anche dei bambini; è vero, anch'essi sono "esseri vitali", ma sono anche piccoli esseri pensanti, che già a 8 anni scendono in strada a protestare con le loro mamme contro la discarica di Ferrandelle (Caserta) che li uccide di cancro. No, sono esseri vitali troppo sviluppati per meritare l'ala protettiva dei zelanti poliziotti napoletani, accorsi a "salvare" un feto morto!!!
Perugia, sabato 16 febbraio ore 10.30, presidio davanti al Policlinico di Monteluce, per dire:

NO ALLO STATO DI POLIZIA!
IL DIRITTO DI ABORTO NON SI TOCCA!
NO AL MODERNO MEDIOEVO!
NO ALL'USO DELLA SCIENZA PER AFFERMARE L'OSCURANTISMO CONTRO LE DONNE!

Le compagne della Rete Antifascista Perugina

compagne della Rete Antifascista Perugina






COMUNICATO
"Gruppo donne" del Presidio No Dal Molin

Il "Gruppo donne" del Presidio No Dal Molin denuncia l'attacco alle donne e alla laicità dello stato in atto in questo momento: l'irruzione della polizia presso il Policlinico di Napoli, l'interrogatorio a cui è stata sottoposta la signora di Arzano sono soltanto gli ultimi di una serie di episodi che contraddistinguono il clima di intimidazione e l'involuzione della cultura democratica del nostro Paese.
In Italia infatti si assiste a un attacco alla legge 194, a un riaccendersi dell'integralismo cattolico nella difesa a oltranza della vita quando si tratta della questione dell'interruzione della gravidanza o della scelta di porre termine a situazioni di accanimento terapeutico.
A questa posizione si accompagna il rafforzamento di una politica estera funzionale a Paesi che legittimano la guerra preventiva e la limitazione dei diritti delle persone in nome della sicurezza e della lotta al terrorismo.
Il "Gruppo donne" denuncia la contraddizione fra la difesa a oltranza della vita e la condiscendenza nei confronti di politiche aggressive, fra la difesa dell¹embrione e il sacrificio di vite umane che è invece la necessaria conseguenza della strategia della guerra.
Nell'esprimere solidarietà alla cittadina napoletana il "Gruppo Donne" del Presidio No Dal Molin riafferma la determinazione a lottare contro ogni tipo di prevaricazione, per una comunità autenticamente libera e laica, in cui deve essere salvaguardato, con i diritti fondamentali, anche il principio dell'autodeterminazione delle donne.

Il "Gruppo Donne" del Presidio No Dal Molin Vicenza

"Gruppo donne" del Presidio No Dal Molin






COMUNICATO STAMPA
Rdb - CUB

BLITZ AL POLICLINICO DI NAPOLI IGNOBILE ATTACCO ALL'AUTODETERMINAZIONE, ALLA LIBERTA¹ E AI DIRITTI DELLE DONNE

La Federazione nazionale RdB-CUB invita tutte le lavoratrici ad aderire alle iniziative per la difesa dell'autodeterminazione delle donne

"L'ignobile blitz effettuato dalla polizia al Policlinico di Napoli contro una donna che aveva appena effettuato un aborto terapeutico è l'ultimo drammatico episodio di una vera e propria guerra scatenata contro le donne dalla Chiesa, dalle forze politiche che hanno rinunciato a difendere la laicità dello Stato, da squallidi personaggi che strumentalizzano questo tema per costruire fortune politiche invocando moratorie sull'aborto", dichiara Emidia Papi della Federazione nazionale RdB-CUB.

"Ogni giorno di più assistiamo al perpetuarsi della violenza fisica e psicologica contro le donne, in un clima inquietante di autoritarismo e di restaurazione che vede nella campagna contro la Legge 194 uno dei principali terreni di attacco alla libertà delle donne di decidere del proprio corpo, alla loro dignità e ai loro diritti, ma che non le risparmia neppure sul terreno sociale e del lavoro con discriminazioni, precariato, mancanza di servizi pubblici", prosegue Papi.

"La Federazione nazionale delle Rappresentanze di Base invita pertanto tutte le lavoratrici ed i lavoratori ad aderire e rafforzare con la loro partecipazione tutte le iniziative messe in campo in questi giorni di condanna dell'abominevole episodio di Napoli, a difesa della Legge 194 e dell'autodeterminazione delle donne", conclude la dirigente RdB-CUB.

Roma, 13 febbraio 2008

Ufficio Stampa
Rossella Lamina
Tel. 067628277 - Fax 067628233
Cell. 3474212769
web: http://ufficiostampa.rdbcub.it/
e-mail: ufficiostampa@rdbcub.it

Rdb- CUB






COMUNICATO
Collettivo femminista Maistat@zitt@, Milano

ABIEZIONE DI COSCIENZA

Mentre in Italia la mattanza di donne fra le mura domestiche e di lavoratrici e lavoratori nei luoghi di lavoro procede in una complice e connivente indifferenza, nella città di Napoli sommersa fra cumuli mefitici d'immondizia si assiste all'ennesimo atto di violenza e sopraffazione nei confronti di una donna, 'rea' di aver usufruito della legge 194. La sera dell'11 febbraio, infatti, alcuni solerti uomini in divisa hanno fatto irruzione, senza alcun mandato, nel reparto del Policlinico di Napoli in cui si eseguono le interruzioni di gravidanza, in cerca di una donna colpevole, a loro parere, di 'feticidio'.
Al crescendo di delirio feti-cista di queste ultime settimane mancavano solo le forze dell'ordine!
Tutto ciò è ancora più paradossale se consideriamo che a Napoli e dintorni l'esistenza delle discariche abusive stracolme di rifiuti tossici è causa, da anni, di seri problemi alla salute delle popolazioni locali. Fra le innumerevoli sostanze tossiche basti citare la diossina, spesso causa dell'endometrosi (con tutti gli effetti connessi, fino alla sterilità femminile) e delle malformazioni fetali.
Non smetteremo mai di ripeterlo: a oltre 30 anni dal crimine dell'Icmesa di Seveso, il rapporto tra nocività, produzioni di morte e difesa ipocrita della vita permane invariato: mentre intere popolazioni vengono avvelenate in nome del profitto col benestare delle istituzioni, ad essere perseguitate e criminalizzate sono le donne che abortiscono.
Per quanto riguarda l'interruzione volontaria di gravidanza, si sta passando dalla già grave obiezione di coscienza ad una vera e propria abiezione di coscienza.
Di fronte a questa rapida e crescente degenerazione pensiamo sia sempre più urgente dare risposte concrete e rilanciamo con forza la campagna "Obiettiamo gli obiettori", come primo passo per un percorso di autodeterminazione e autodifesa del corpo, della salute e della vita.

Collettivo femminista Maistat@zitt@, Milano
http://www.vieneprimalagallina.org

Collettivo femminista Maistat@zitt@, Milano






COMUNICATO
MFPR Taranto

A TARANTO, IERI GRANDI MANIFESTI HANNO TAPPEZZATO L'ENTRATA DELL'OSPEDALE PRINCIPALE: con scritte "il diritto d'aborto non si tocca" - "Vogliono farci tornare agli aborti clandestini, NON permettiamoglielo!" - "NO ai giochi politico/elettorali sul corpo delle donne" - "No al vostro moderno medioevo"
"Il feto non è una persona - la donna non è un'incubatrice", ecc.

Il gravissimo blitz nell'ospedale di Napoli mostra che è effettivamente in atto una guerra infinita contro le donne, ripartita alla grande proprio sulla questione dell'aborto; una guerra infinita che unisce Bush al Vaticano, ad esponenti del centrosinistra nostrano, che mobilita tutti, governo, partiti, istituzioni, mass media, a porsi in posizioni sempre più reazionarie, in cui parlare solo di "diritto d'aborto" diventa sovversivo.
Parliamo di guerra infinita perchè si tratta di una crociata neo oscurantista, da moderno medioevo volta a rideterminare/riconfermare i valori di fondo del sistema capitalista e imperialista, che diventano sempre più barbari e vogliono portare indietro la ruota della storia...

E' evidente che non è un caso l'irruzione della polizia all'ospedale di Napoli; lo stesso modo come è stata portata avanti (logica da blitz, con aperte violazioni alla stessa procedura legale, interrogatorio da inquisizione alla donna al solo scopo terroristico, con domande che nulla centravano neanche con l'aborto, ecc.) mostra che essa va ben al di là della penosa (e sicuramente falsa) giustificazione data, e mostra soprattutto che tutto guarda caso si tiene: giorni fa vi è stato l'annuncio di alcuni medici, subito appoggiati da Ratzinger sul mantenimento in vita del feto abortito, Ferrara presenta la sua Lista elettorale sulla moratoria, a Napoli la polizia fa il blitz... quanto altro ci dovremo aspettare!?

Ognuno si colloca al suo posto per portare avanti i loro sporchi giochi politico-elettorali sul corpo delle donne.

Guada caso, poi, questo blitz si tiene proprio a Napoli, dove mentre con il grande malaffare camorristico/istuìituzionale dei rifiuti si sono fatto ammalare centinaia di bambini e si condanna a morte per tumori e altre malattie centinaia di altri bambini, la Polizia, la stessa che ha caricato i blocchi di donne compreso bambini di 8 anni, va a fare il blitz per "salvare" un feto morto!!
OGGI LO STATO DI POLIZIA FA UN ALTRO GRAVISSIMO PASSO AVANTI SUL CORPO DELLE DONNE!

E' contro questa guerra infinita, contro questo moderno medioevo che dobbiamo lottare!

le lavoratrici del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario - Taranto

MFPR Taranto






COMUNICATO
Collettivo 40tette

In risposta all'irruzione della Polizia al Policlinico di Napoli per "sospetto feticidio"

Autodenunciamoci tutte\i per aver deciso della nostra vita perchè vogliamo viverla con libertà, dignità e qualità



indiciamo un presidio
davanti agli Spedali Civili
(entrata di Piazzale Spedali Civili, 1)
GIOVEDì 14 FEBBRAIO
alle ore 19.00

Contro l'inasprimento degli attacchi all'autodeterminazione e alla libertà di scelta.

Contro l'ipocrisia di chi da un lato si erge a "difensore della vita" quando questa è allo stato embrionale, e dall'altro attua politiche di sfruttamento, precarizzazione, guerra, discriminazione di soggettività "extrauterine" e dei territori che abitano.

Contro l'uso dei nostri corpi come merce di scambio nelle politiche istituzionali e nelle campagne elettorali.

Perchè la difesa della vita non è un'astratta adorazione di cellule ma pratica quotidiana di conflitto antissessista, antifascista, antirazzista.

Collettivo 40tette






COMUNICATO
lista LAI - Lesbiche Antifasciste in Italia

La lista LAI - Lesbiche Antifasciste in Italia, aderisce alle manifestazioni del 14 febbraio contro il blitz della polizia al Policlinico Federico II di Napoli.

Di seguito un nostro comunicato >

La laicità è scomparsa dall'Italia. E' scomparsa dalle istituzioni, dai partiti, dallo stato; strutture cosiddette rappresentative e democratiche, che invece sembrano sequestrate dal Vaticano e dal clericalismo fondamentalista. La scomparsa della laicità è grave, perché insieme ad essa rischiano di scomparire i diritti civili. Rischia di scomparire quella libertà di cui proprio coloro che la sequestrano si riempiono la bocca, riducendola ad un mero slogan da mercato elettorale.
La scomparsa della laicità è avvenuta con il favoreggiamento e la complicità dei mezzi di comunicazione di massa, il cui pluralismo - storicamente conquistato con la lotta di liberazione dal fascismo prima, e con la lotta contro l'egemonia democristiana poi - è stato sostituito negli ultimi anni da un ruolo di gigantesca amplificazione dei dettati clericali. L'atteggiamento servile e supinamente omologato a questi dettati della televisione pubblica in primo luogo, e di quasi tutti gli altri media, costituisce un uso dell'informazione scorretto e prevaricatore, che ha pesantemente contribuito alla soppressione di un pensiero e di una cultura laici, privilegiando la trasmissione culturale dell'integralismo religioso come valore unico e dominante.
Se questo ruolo diseducativo e manipolatore dell'informazione ha fallito il suo scopo rispetto ad una gran parte della popolazione, lo si deve soltanto all'intelligenza e alla resistenza delle cittadine e dei cittadini. Un potere che è sempre più distaccato da questa intelligenza civile è quindi passato ad azioni intimidatorie di aperta violenza e illegalità, come quella messa in atto a Napoli contro il diritto di aborto, e preceduta da una campagna di criminalizzazione di questo diritto.
Una beffa che si aggiunge al danno è che le cittadine sono costrette a sostener economicamente la soppressione della laicità, mediante il meccanismo di finanziamento pubblico dei partiti e attraverso la legittimazione degli scandalosi privilegi e benefici ecclesiastici, da quelli fiscali a quelli erogati sotto altre forme. Il paradosso lesionista della cittadina-contribuente è di essere condannata a finanziare, insieme alle "abiezioni di coscienze", la privazione della propria libertà, la riconduzione ad uno stato di schiavitù sessuale, l'imposizione del controllo sul proprio corpo e lo stupro dell'autodeterminazione.
Ritrovare la laicità scomparsa è un compito che spetterebbe alle istituzioni democratiche, che però in questo momento non sono evidentemente in grado di svolgerlo. Ma dalla società civile e dai movimenti può venire una decisa e orgogliosa affermazione di laicità che riporti con forza questo principio fondamentale al centro della politica, una politica che dovrà esserne profondamente rinnovata e rigenerata. La speranza di rispetto dei principi repubblicani costituzionali sta in una lotta di massa, articolata in tutti i diversi aspetti di recupero degli spazi attualmente de-laicizzati o in via di de-laicizzazione, e finalizzata ad un rilancio dei valori costitutivi di una società laica e libera dal fondamentalismo religioso e patriarcale. Per questo sosteniamo e aderiamo a tutte le manifestazioni in difesa della legge 194 sull'interruzione di gravidanza e della sua applicazione, a cominciare da quelle organizzate in seguito al gravissimo episodio avvenuto a Napoli, che costituisce un'aperta violazione di diritti ed un'aggressione politica e fisica senza precedenti ad ogni singola donna dello stato italiano.

LAI - Lesbiche Antifasciste in Italia

website: http://www.women.it/lai/
e-mail: lai@women.it

Per iscriversi alla lista >> lai4les@women.it

lista LAI - Lesbiche Antifasciste in Italia






COMUNICATO
movimento femminista proletario rivoluzionario

7 poliziotti che intimidiscono una donna con gravidanza a rischio
7 poliziotti che intimidiscono, tentano di criminalizzare e colpevolizzare una donna appena uscita dalla sala operatoria
7 poliziotti che irrompono, senza neanche uno straccio di mandato, in un reparto di ostetricia, che mostrano a una donna appena sottoposta ad aborto terapeutico il feto abortito, che poi "sequestrano" come "corpo del reato" e per il quale viene anche "inventato" un nuovo reato: feticidio.

Quanto successo nel reparto di ostetricia del Policlinico di Napoli lunedì scorso richiama alla mente gli anni bui e dolorosi degli aborti clandestini. Il blitz è stato un insieme di tragico e grottesco, di ignoranza e oscurantismo: truce e odioso. Ma il blitz è solo una "tragedia" annunciata dalla prolungata e accanita crociata clerico-fascista contro il diritto d¹aborto che ha ormai raggiunto livelli di guerra aperta contro le donne.

I feroci attacchi della Chiesa che, in nome della "difesa della vita sin dal suo inizio", non esita a definire l'aborto un omicidio e, quindi, le donne che vi ricorrono delle assassine hanno raccolto sempre più numerosi "paladini" della vita che, in questo si sono mostrati più realisti del re.
Non passa giorno senza che qualche esponente della Chiesa o qualche esponente istituzionale lanci i propri strali contro il "crimine" dell'aborto o senza che si esaltino la centralità e il "valore" della famiglia e, in essa, il ruolo di moglie e madre della donna.
La gravità dell¹attacco al diritto d'aborto è di portata enorme perché esso, sancendo il diritto all'autodeterminazione delle donne in materia di maternità, emblematicamente rappresenta, per le donne, la conquista della libertà di decidere della e sulla propria vita.
L'ideologia reazionaria vuole far tornare le donne di questo paese a un Moderno Medioevo, a un ruolo subordinato delle donne nella famiglia si incentivano le donne a "tornare" a casa con bonus bebè, si incentivano i lavori part-time quando ancora si muore di parto- e non solo- negli ospedali. Dov'è la tutela della vita?

Nell'esprimere la massima solidarietà alle donne così "violentate" in maniera militaresca, non possiamo dimenticare che la migliore solidarietà è lottare contro tutti i provvedimenti che hanno "preparato" e "istigato" a questo odioso fatto, in particolare in Lombardia che ha fatto da apripista con l'odioso articolo sulla sepoltura dei feti prima e con le linee guide proprio sull'aborto terapeutico, poi e, inoltre, insieme al Comune ha finanziato i centri di aiuto alla vita. Ma, è necessario lottare anche per la cancellazione della odiosa Legge 40 sulla procreazione assistita, per l¹introduzione della RU486, per il miglioramento della 194, a partire dalla cancellazione dell'obiezione di coscienza , l'accesso alla pillola del giorno dopo.

Già da subito ci mobilitiamo, in continuità e con lo spirito espresso dalla grande manifestazione di Roma del 24 novembre scorso, con iniziative alla Mangiagalli con l'obiettivo di costruire una mobilitazione verso Regione e Comune che sono stati parte attiva nel portare avanti questi attacchi. Già da subito invitiamo le lavoratrici, le studentesse, le donne che hanno a cuore la difesa della loro stessa vita a partecipare.

Lavoratrici Slai COBAS per il sindacato di classe aderenti al movimento femminista proletario rivoluzionario
Per contatti : mfprmi@libero.it; cell. 333-9415168
o tutti i martedì dalle 17,30 alle 19,00
c/o Centro documentazione proletaria in via Bolzano,18
(MM1 Rovereto) Milano
fip, 13/02/08vbolzano,18

movimento femminista proletario rivoluzionario






COMUNICATO
circolo femminista donnaproletaria - milano
mujeres libres - torino
a que sabe - monfalcone

La soffiata telefonica - hanno ammazzato un feto! - fa scattare gli agenti dell'Arenella, quartiere di Napoli, nel reparto IVG del II Policlinico, caso mai si riuscisse ad arrestare la prima 'omicida', Silvana, che aveva abortito alla quarta settimana, rispettando tutte le norme della 194.

Silvana, con grande decisione e coraggio, ha rifiutato la maternità inflitta, il figlio malato per tutta la vita, di cuore, di diabete, senza qualche ormone, mentalmente infermo. Ha rifiutato la maternità inflitta che si cerca di imporre alle donne, in 'nome della vita', della vita di un paese destinato a morire di vecchiume reazionario, che vorrebbe costringere le donne a partorire anche esseri malati, mostri, cyborg pur di riempire le sue culle vuote.

Nella 'via crucis' di Silvana, che non è sposata, salta subito all'occhio l'interrogatorio poliziesco, la domanda che non poteva mancare 'chi è il padre ?', il richiamo all'ordine patriarcale, il diritto del padre biologico, del 'grembo' maschile che rivendica la sua proprietà.

L'aborto, per il quale si chiede una rivisatazione giuridica, anche in sede ONU, che lo qualifichi come 'omicidio' è dunque il delitto del secolo, il delitto femminile, il rifiuto della donna di una maternità indesiderata, da punire con la galera. Si vuole dunque riformulare il diritto patriarcale della proprietà della riproduzione, attraverso il controllo del corpo della donna, finora imposto con le neo-formule, 'diritto alla vita', 'biologismo etico', 'diritti del concepito', 'diritti del cittadino-embrione'.

Dopo ciò che è successo a Silvana, l'intervento poliziesco, il terzo grado, il sequestro del materiale fetale e della cartella clinica, si sta passando dalle 'formule' intimidatorie, all'intimadazione diretta, poliziesca della donna che vuole abortire proprio nell'ospedale stesso, trasformato in luogo di persecuzione, in commissariato di polizia, dove praticare l'interrogatorio accusatorio, ottenere la confessione della colpa.

Noi non tolleriamo più, aprite bene le orecchie, clerical-fascisti e soci, la pratica inquisitionis contro di noi, ipocritamente presentata come amore della giustizia, amore 'per la vita', state attenti, non provocateci, non ci presentate il crocefisso appeso sul tavolo del supplizio, da baciare, perchè questa volta può avvenire che, le streghe, indemoniate, ve lo scaglino sulla zucca, a mo' di proiettile!

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La 'via crucis' di Silvana, 39 anni.

' Mi sono sottoposta all'amniocentesi alla sedicesima settimana, il 18 gennaio. Il referto arriva il 31, "sindromee di Klinefelter', il figlio sarebbe stato un malato per tutta la sua vita'.

Silvana decide di abortire, non ha dubbi. " mai avrei messo al mondo, da sola, visto che non sono sposata, un bimbo in condizioni così gravi per il resto dei suoi giorni..."la decisione è stata mia... per favore che nessuno si permetta di parlarmi di egoismo, nessuno è intervenuto in questo senso", ma è il potere medico a dire l'ultima parola, è lo psichiatra, non Silvana, l'aborto nella 194, non è libero, è condizionato. " Mi avevano comunicato che si poteva fare entro la 23esima settimana. Il giorno prima ero stata anche al Cardarelli per sottopormi a consulenza genetica, me lo avevano chiesto gli specialisti del Policlinico per spiegarmi meglio la situazione del bimbo e della sua patologia. Intanto ero entrata nella 21esima settimana .. venerdì scorso mi sono ricoverata nel reparto di Ostetricia dove avevo conosciuto il dottor Leone, a lui avevo portato il referto e poi manifestato la volontà di abortire.

Per tre giorni mi hanno somministrato i farmaci per stimolare le contrazioni dell'utero... lunedì alle 11 il medico mi ha rifatto l'ecografia e si è accorto che il feto era morto...ho continuato con la terapia e finalmente alle 6 e mezza di sera ho abortito. Poi mi hanno portato in sala operatoria e, con l'anestesia, mi hanno ripulito l'utero.

Ero appena rientrata dalla sala operatoria , ho trovato una poliziotta pronta a interrogarmi. Non capivo cosa stava succedendo, ero ancora sotto l'effetto dell'anestesia..Mi ha bombardato di domande, mi ha fatto il terzo grado: come era successo, perché avevo abortito, chi era il padre, se avevo pagato, sospettavano che avessi dato soldi ai medici per abortire, insistevano. Poi sono passati anche a Veronica, la mia compagna di stanza , per farla testimoniare in quel momento, altrimenti sarebbe stata chiamata a farlo davanti a un giudice."

La polizia ha sequestrato il materiale fetale e la cartella clinica.

circolo femminista donnaproletaria - milano - tutte al presidio davanti alla Mangiagalli, ore 18

circolo femminista donnaproletaria - milano






COMUNICATO
collettivo femminista Degeneri

Ieri pomeriggio super blitz al nuovo policlinico di Napoli nel reparto di ostetricia.
Una bomba a forma di pancione? no Camorristi con la cuffia da infermier@? no. Una scena di RIS, carabinieri,la squadra o scuola di polizia? nemmeno. 7 uomini in divisa hanno fatto irruzione ieri pomeriggio al nuovo policlinico per indagare su un interruzione di gravidanza di un feto malformato.
I paladini del /Sacro Embrione/ cercavano un'irregolarità nella procedura di aborto, segnalata,dicono, da una telefonata anonima.
Evidentemente il movimento per la vita sta studiando nuove forme di pressione psicologica, giocando anche sulla leggendaria arguzia delle nostre forze dell'ordine, sempre capaci di fiutare un vero reato!
Infatti si trattava di una folle bufala...
La donna è stata spaventata, interrogata, messa sotto pressione dopo soli 20 minuti dall'aborto e con lei anche la sua vicina di letto.
Criminalizzate entrambe in un momento così delicato.
Di cosa altro ci accuseranno? Cospirazione alla vita? Sovversione al ruolo di madre? Capi di reato che fanno luccicare gli occhi alle alte gerarchie ecclesiastiche, ai pancioni del tubo catodico come Ferrara, a vecchi e nuovi fascisti che parlano da balconi, pulpiti, microfoni, salotti televisivi e aule del parlamento.
Non si tratta di una fatto di cronaca e nemmeno di un ennesimo ma isolato episodio che vede calpestati i diritti.
Quando si parla di donne purtroppo da un pò di tempo a questa parte si parla di una strategia di attacchi ripetuti e collegati tra di loro che mirano non a ledere ma a cancellare del tutto quei diritti che il movimento delle donne si è conquistato e che sono il requisito minimo per cui oggi si sentono meno casi di donne morte sotto i ferri da calza delle mannane per un aborto clandestino.
Questo non è un semplice comunicato, perchè come altre volte nella storia non ci limiteremo a denunciare ma resisteremo fino a quando non sarà solo la donna a scegliere per sè e l'autodeterminazione l'unico metro per giudicare le ecisoni prese sul nostro corpo

per info.

degeneri@autistiche.org
http://degeneri.noblogs.org/

collettivo femminista Degeneri






COMUNICATO
Dpi Brescia

Donne, Politica, Istituzioni: spazio per la promozione della democrazia paritaria di Brescia aderisce alla manifestazione di Napoli di domani pomeriggio contro il blitz fatto dalla polizia nel reparto IVG del Policlinico.

L'atto di gravità inaudita, non solo non ha nessuna giustificazione giuridica o procedurale, ma è un'offesa gravissima alla donna che l'ha subito e con lei a tutte le donne.

Le donne non possono tacere davanti a tanta barbarie e chiedono immediatamente giustizia contro chi ha la responsabilità giuridica e morale di questa nuova "caccia alle streghe".

per Dpi Brescia
Maria Chiaramonte

Dpi Brescia






COMUNICATO
Collettivo femminista Vengo Prima-Venezia

Giovedì 7 febbraio è stata approvata dal Consiglio comunale di Chioggia la mozione sulla moratoria dell'aborto proposta dal cinico guerrafondaio mai stato cattolico Giuliano Ferrara. Sollecitata dai fascisti di Azione Giovani e rilanciata da alcuni consiglieri di Forza Italia, non è che il primo atto di un teatro degli orrori che vede imputate le donne e la loro libertà di autodeterminarsi. In Veneto, una regione che conta l'85% di obiettori medici in tema d'aborto, dal 2004 le donne lottano contro la proposta di legge regionale avanzata dal Movimento per la Vita che prevede la libera scorribanda medioevale degli antiabortisti nei consultori pubblici. Nonostante sia passato due volte al vaglio delle commissioni e sia stato fatto 'sparire' grazie alla grande mobilitazione femminista che ha visto migliaia di donne a Venezia nell'ottobre 2006, Udc Lega e AN ci riprovano, senza alcun effetto, ogni volta che qualche provocatore maschio riaccende il cerino della legge 194.
Come se non bastasse, è giunta la terribile notizia del blitz della polizia al Policlinico di Napoli dovuto, dicono, alla segnalazione anonima di un infanticidio in flagranza (Art. 578 Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale), risoltosi nell'ammissione di un normale e legale aborto terapeutico, dopo lunghi e illegittimi interrogatori e sequestro del materiale biologico espulso (previo riconoscimento della 'vittima' da parte della madre). Chi ci dice che la telefonata sia mai arrivata? Chi può garantire che non vi fosse tra le corsie un poliziotto in borghese in attesa di poter punire quei medici che non obiettano all'IVG? Viviamo sui nostri corpi un accanimento disumano e rabbioso contro la nostra libertà di scelta, sempre più violento e sempre più ingiurioso. Dalle parole di un personaggio come Ferrara siamo passati alla polizia, finiamo arrestate perchè esercitiamo la nostra libera scelta, perchè non proviamo vergogna nel gridare i nostri bisogni e desideri, perchè siamo femministe e non ci pentiamo, perchè siamo lesbiche e lo diciamo forte, perchè siamo trans e ne andiamo fier*, perchè ci battiamo contro l'imposizione dell'istituzione eterosessuale e dei doveri di moglie e madre che già il fascismo ci costrinse a subire. Non abbiamo paura, nè della polizia nè dei giochi politici che ancora una volta, per l'ennesima tornata elettorale così come per l'ennesimo scambio di favori istituzionali, vengono condotti sopra e contro i nostri corpi. E' chiaro che la proposta di moratoria sull'aborto ha avuto echi straordinari tra gli integralisti che siedono e siederanno nel nostro Parlamento. E' chiaro il servilismo del nostro ceto politico ai diktat vaticani così come pare chiaro che non possiamo accettare una campagna elettorale tutta incentrata su come stigmatizzare i nostri corpi e come limitare la nostra libertà di autodeterminazione.
Le compagne napoletane saranno giovedì 14/02/2008 alle 17.00 in presidio in Piazza Vanvitelli. Le donne stanno organizzando ovunque presidi in concomitanza con quello napoletano.
A Venezia chiamiamo tutte le donne e tutte le realtà lgbtq a partecipare alle 15.30 al PRESIDIO davanti all'ex ospedale G. B. Giustinian, Dorsoduro 1454 (Fondamenta Ognissanti) sede attuale del consultorio.

Collettivo femminista Vengo Prima-Venezia






COMUNICATO STAMPA
Coordinamento Donne Circolo "F.Gullo" P.R.C Cosenza

"Sono favorevole alla moratoria sull'aborto" dice Silvio Berlusconi e nel frattempo Giuliano Ferrara annuncia la sua volontà di candidarsi alle elezioni del 13 aprile con una sua lista pro-life.
La neonata campagna elettorale non sarà sicuramente improntata ai reali problemi degli italiani ma ad una revisione dei diritti faticosamente conquistati: dall¹attacco violento contro la 194 passando attraverso la demonizzazione del femminismo per consigliare a "politici e legislatori" di salvaguardare "i diritti della famiglia".
Sono trascorsi 24 ore dall'irruzione, senza alcun mandato, al II policlinico di Napoli nel reparto di IVG, di alcuni agenti del Commissariato Arenella, motivando di aver notizia di reato di 'feticidio' e adottando procedure ai limiti della legittimità, ma soprattutto contrarie ad ogni buon senso, che un altro triste segnale di restaurizzazione è sotto i nostri occhi.
Anche gli infermieri potranno avvalersi dell'obiezione di coscienza. E' uno dei passaggi principali del nuovo codice deontologico. "L'infermiere - si legge all'articolo 8 - qualora vi fosse e persistesse una richiesta di attivita' in contrasto con i principi etici della professione e con i propri valori, si avvale dell'obiezione di coscienza, facendosi garante delle prestazioni necessarie per l'incolumita' e la vita dell'assistito". Ci sconcerta, in primis, che in una città dove i reati gravi di ogni tipo non hanno limiti, la priorità della procura e delle forze dell'ordine, sia quella di un blitz notturno in una clinica per una denuncia anonima. E' evidente che l'attacco nei confronti non solo della legge 194, ma dei diritti civili e della cultura laica, ormai coinvolge anche le istituzioni che di quei diritti dovrebbero essere garanti.
E non vogliamo lontanamente immaginare cosa potrebbe accadere alle piccole conquiste della cultura laica, una volta usciti dalle urne, considerando il livello di sottomissione politica e culturale dei nostri rappresentanti ai diktat imposti da un capo di stato straniero che usa parte dell'8 x mille per sovvenzionare l'attacco alla 194, per fermare i dico e per fare di fatto politica (alla faccia del concordato), invece di usare quei soldi, le esenzioni fiscali e gli sconti d¹imposta per scopi umanitari per i quali lo stato italiano, proprio attraverso l'8 x mille gli eroga.
Riteniamo che, quello che ipocriti benpensanti stanno facendo è solo un calcolo elettorale e uno sporco gioco ipocrita nel contrastare e demonizzare questa legge. L'aborto è sempre esistito; le benestanti che hanno sempre in mano le chiavi nazionali ed estere lo praticheranno in cliniche di lusso mentre le altre si arrangeranno come possono sui tavoli e con i cucchiai come trent'anni fa.
Chi crede di contrastare l'interruzione di gravidanza mettendola fuori legge non si rende conto che sarebbe solo un passo indietro e non cambierebbero gli aborti praticati perché a rimetterci saranno solo le donne.
Non possiamo e non dobbiamo consentire un ritorno al passato e vivere un secondo periodo di caccia alle streghe demonizzando la figura femminile emancipata e il femminismo.
Tutti ci dobbiamo adoperare affinchè non si torni indietro neppure di un centimetro sul difficile e lento cammino di "emancipazione" femminile e sul diritto di autodeterminazione delle persone e il rispetto del pensiero degli altri, ne va della nostra dignità di esseri umani. Dobbiamo tenere alta la guardia sui numerosi tentativi di diffondere un clima ostile verso i diritti delle donne, ed in particolare sui temi dell'aborto e della violenza, perchè è un dovere morale di ogni cittadino onesto e veramente pulito.

Coordinamento Donne
Katiuscia Cozza

Coordinamento Donne Circolo "F.Gullo" P.R.C. Cosenza






COMUNICATO STAMPA
Associazione Nazionale Giuristi Democratici

L'Associazione Nazionale Giuristi Democratici:

Premesso che:

- ha appreso a mezzo stampa dell'irruzione senza mandato degli Agenti del Commissariato Arenella in Napoli, presso il Policlinico II, in data 11 febbraio 2008, a fronte di presunta notizia anonima di feticidio;
- ha appreso che in tali circostanze, pur rassicurati sulla legittimità dell'aborto dal personale medico, le forze dell'ordine comunque abbiano proceduto al sequestro del materiale bio logico espulso e della cartella clinica della donna, procedendo immediatamente all'interrogatorio della donna, immediatamente a seguito dell'intervento di IVG cui era stata sottoposta;
- ha appreso che nell'ambito di tale intervento le forze dell'ordine abbiano mostrato alla donna il materiale biologico espulso, e, sempre in quella sede, abbiano proceduto all'interrogatorio di una donna allocata nella stessa stanza dell'indagata, donna peraltro in stato di gravidanza a rischio;

Considerato che:

- le modalità ed i tempi con cui si è esperito l'intervento vanno ad incidere in maniera rilevante sulla salute psicofisica sia della donna indagata, da pochi minuti sottoposta ad IVG, sia della donna interrogata, in stato di gravidanza a rischio;
- il sequestro del materiale biologico espulso, alla luce della rilevanza dei referti presentati e delle testimonianze dei medici coinvolti, appariva del tutto inutile ad effettuare ulteriori riscontri;
- l'interrogatorio reso senza adeguate garanzie, nell'immediatezza dell'operazione di IVG, era manifestamente nocivo per l'indagata, costretta, in un momento di vulnerabilità e debolezza psicofisica, a motivare e giustificare una scelta attuata nel suo interesse fondamentale alla salute ed in conformità con le procedure previste dalla legge;
- alla luce del particolare contesto, stante la documentazione medica prodotta, inutile era l'interrogatorio alla donna: qualora riscontrate irregolarità nei referti, di queste semmai andavano interrogati i medici, piuttosto.
- altrettanto in commentabile appare la scelta di ostensione del materiale biologico espulso, quanto censurabile la sua valenza moralmente punitiva.
- Tanto più l'intera procedura pare criticabile, essendo stata posta in essere a seguito di denuncia anonima.

Ricordando che:

- il Governo Italiano già è stato ammonito dal Comitato per l'applicazione della CEDAW in merito alla insufficienza di dati e informazioni sull'impatto delle politiche sanitarie sulle donne, in particolar modo rispetto all'impatto della privatizzazione della sanità sulla salute femminile, e alla mancanza di dati e di informazioni analitiche sull'assistenza sanitaria disponibile per le donne nel Sud del Paese, (raccomandazione 33) e che sempre il Comitato ha richiesto (raccomandazione 34) allo Stato membro di monitorare l'impatto delle proprie politiche sanitarie sulle donne, compreso il Piano Sanitario Nazionale, e di fornire nel suo prossimo rapporto informazioni statistiche ed analisi dettagliate sulle misure adottate per migliorare la salute delle donne, compreso l'impatto di tali misure, in conformità con la raccomandazione generale 24 del Comitato sulle donne e la salute. Il Comitato ha richiesto inoltre allo Stato membro di fornire informazioni sulle politiche sanitarie in atto per le donne del Sud, politiche ad oggi inesistenti;
- il delitto di "feticidio", e lo stato di abbandono morale e materiale della donna che questo presume, mal si addice a chi scelga di operare legittimamente un aborto in una clinica universitaria, seguita da professionisti. Sarebbe un uso indebito dello strumento penale, se tale imputazione servisse quale mezzo di controllo (a posteriori) della legittimità della valutazione dei sanitari sullo status di salute delle donna e sulla richiesta di interruzione della gravidanza o di aborto terapeutico. Ciò infatti negherebbe la capacità professionale e morale dei sanitari di valutare insieme alla donna, con coscienza e responsabilità, la opportunità e legalità del ricorso all'aborto nella sua specifica situazione.

In luce di quanto sopra esposto, l'Associazione Nazionale Giuristi Democratici esprime:
- la propria solidarietà alle donne coinvolte;
- il proprio malessere a fronte del censurabile intervento delle forze dell'ordine;
- profonda preoccupazione ed attenzione per quanto nel complesso accaduto presso il Policlinico di Napoli;

Si auspica:
- che prontamente vengano posti in essere i necessari accertamenti per verificare la legittimità delle operazioni effettuate;
- che non si addivenga a superflue ed arbitrarie compressioni dell'autodeterminazione femminile nella scelta di sottoporsi ad IVG, nei limiti e con le procedure previste dalla legge, criminalizzando o tentando di criminalizzare a posteriori scelte già valutate e adeguatamente documentate come legittime dal personale medico incaricato di seguire la donna nell'iter abortivo;
- che non si tenti, attraverso un utilizzo indiscriminato dello strumento penale, lontano da una sua applicazione costituzionalmente orientata, di sviare l'attenzione dai problemi che affliggono la società tutta, quella campana in maniera particolare, fomentando gli animi a dispute ideologiche, etiche e morali che non attraverso il piano repressivo possono svilupparsi o radicarsi come affermate;
- che si ponga invero maggiore attenzione alla carenza di formazione e informazioni sulla salute delle don ne, specialmodo nel Sud Italia, e si concentri la propria attenzione sul rafforzamento delle strutture consultoriali di supporto alla libera determinazione della donna, piuttosto che minarne l'esercizio attraverso il controllo penale, che potrebbe esacerbare il problema pur ancora presente degli aborti clandestini;
- che tale episodio non sia prodromico ad una strumentalizzazione politica volta a mettere in discussione diritti fondamentali costituzionalmente garantiti e giuridicamente acquisiti che fanno ormai parte della consapevolezza collettiva quali l'autodeterminazione della donna ed il diritto alla salute della donna in gravidanza.

Si impegna: - nel sostenere l'informazione e la tutela giurisdizionale del diritto alla salute delle donne in gravidanza.


Associazione Nazionale Giuristi Democratici
Gruppo di lavoro nazionale "Genere e Famiglie"
Avv. ssa Elena Coccia
Dott.ssa Barbara Spinelli

Bologna-Napoli-Torino, 12 febbraio 2008

Associazione Nazionale Giuristi Democratici






COMUNICATO MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Con esemplare tempestività e scenografico spiegamento di forze - quali crediamo non sia abituata ad assistere la città di Napoli, assediata dall'illegalità e paralizzata dall'inerzia della risposta pubblica - si è intervenuti nella giornata di ieri presso la Clinica Ostetrica del Nuovo Policlinico, a seguito immediato di una denuncia anonima che svelava la commissione di un aborto illegale, perchè oltre il termine di legge.
Diligenti tecniche di indagine avrebbero optato per il sequestro della cartella clinica, da cui trarre tutti gli utili: gli agenti incaricati hanno invece ritenuto - "per atto dovuto" - di dover inoltre interrogare la donna appena uscita dalla sala operatoria, per corredare la notizia di reato di alcune circostanze di contorno, quali il suo stato civile ed il nominativo del padre del feto, nato morto - e quindi sottoposto a sequestro come materiale d'indagine. Altre domande sono state rivolte anche alla compagna di stanza, ed al personale, medico e paramedico, che assisteva allibito alla muscolare manifestazione di capacità di reazione alla possibile commissione di un crimine.

Il dramma dell'aborto questa volta non si è limitato alla sfera personale della donna: a Napoli è diventato l'oggetto di un'azione invasiva e sovradimensionata, che non ha nemmeno saputo rispettare la penosità del momento, fisico e psicologico, della persona. Non sappiamo se queste modalità di indagine siano usuali, o se in qualche modo siano frutto di campagne propagandistiche che confondono la difesa della vita con la pretesa di limitare la capacità delle donne di autodeterminarsi e di tutelare la propria salute, secondo quella che è stata la scelta legislativa compiuta nell'ormai lontano 1978. Plaudiamo comunque all'iniziativa assunta da tutte le consigliere del CSM, e di un numero cospicuo di consiglieri, per l'apertura di una pratica a fini conoscitivi, che sia soprattutto l'occasione per riflettere sulle modalità dell'intervento giudiziario in casi di coinvolgimento di valori tutelati dalla costituzione, soprattutto quando questi appartengono a soggetti deboli, a difesa dei quali la giustizia deve soprattutto adoperarsi.

Torino, 13.2.2008

La segretaria generale
Rita Sanlorenzo

Magistratura Democratica






COMUNICATO CGIL ROMA E LAZIO
LEGGE 194
CGIL ROMA E LAZIO: INAUDITO IL BLITZ A NAPOLI

I telefoni squillano incessantemente nella sede di Via Buonarroti della Cgil, dove si stanno raccogliendo le adesioni per la manifestazione promossa dall'Udi domani a Napoli in piazza Vanvitelli per protestare contro il blitz delle forze dell'ordine al Secondo Policlinico di Napoli, nel corso del quale sono state sequestrati feto e cartelle cliniche di una paziente che aveva subito un aborto terapeutico. In mezz'ora stamattina già trenta le donne che hanno prenotato il posto sul treno in rappresentanza delle camere del lavoro territoriali.
"La Segreteria della Cgil di Roma e Lazio ed il Coordinamento Donne sottolineano la inaudita gravità del fatto accaduto all'Ospedale di Napoli e la violenza ingiustificata ed illegittima perpetrata nei confronti di una donna che dolorosamente ricorreva ad un aborto terapeutico e nei confronti del personale medico sanitario che praticava tale intervento nel pieno delle regole."
E' quanto si legge in una nota della Cgil di Roma e Lazio, che prosegue "le modalità con cui la polizia è intervenuta, su ordine di uno zelante magistrato, lede la dignità delle donne, delle persone e di quelle istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto delle leggi dello stato e non piegarsi ad altre logiche oscurantiste e confessionali che nulla hanno a che vedere con l'esercizio della loro funzione in uno stato laico e democratico. La campagna strumentale e ideologica ed il clima da "caccia alle streghe" che si sta alimentando contro la legge 194 e la libertà delle donne, deve essere fermata. La CGIL di Roma e Lazio esprime piena solidarietà alla donna e al personale medico - conclude la Cgil - e domani sarà presente alla manifestazione indetta dall'UDI con una propria delegazione."

Roma 13 febbraio 2007

CGIL Roma e Lazio






COMUNICATO STAMPA
ASSOCIAZIONE DONNE DIRITTI E GIUSTIZIA

Una dichiarazione di guerra.
Formale, mediatica, istituzionale.
La voce del cronista dal tono inpeccabile, parole ponderate, essenziali, fredda narrazione, pura cronaca.
Una dichiarazione di guerra.
Alla scelta, alla libertà di partorire, all'autodeterminazione delle donne.
Perché la libertà è tale solo se libera è la scelta: una e il suo contrario, una o tante, e ad ognuno la propria. Procreare e/o non farlo. Partorire e/o non farlo.
La legge sulla "interruzione volontaria della gravidanza", non solo segna e regolamenta la libera scelta di una donna a non portare avanti una gravidanza, ma rende il potere delle donne, la loro scelta di partorire UNA SCELTA di LIBERTA'.
Una dichiarazione di guerra.
Annunciata, preparata, provocata e, ripetiamo, ISTITUZIONALE.
Perché erano poliziotti i sette individui (con tanto di divisa, tesserino e pistola) che hanno fatto irruzione ­ il termine è tecnico- all'interno di un ospedale: perché si fregia di essere un magistrato l'individuo che telefonicamente e solo perché i suoi scagnozzi hanno trovato la lucida e intelligente opposizione dei sanitari, che ha richiesto e/o autorizzato il sequestro "del corpo del reato" e della cartella clinica in cui leggerà, (con quale perversione!), le ragioni di una donna ad interrompere la gravidanza.
Ieri una donna ha subito violenza, è stata violata la sua privacy, è stato impedito e ostacolato il suo diritto alle cure necessarie (per il tempo occorso ad interrogarla), è stata umiliata e le è stato imposto di "dare conto" ad estranei in divisa, della sua personalissima e difficile scelta . Ieri un magistrato e sette poliziotti hanno violato la legge agendo in abuso di poteri ai danni di una donna e di tutte.
Invitiamo tutte a partecipare alle iniziative che saranno intraprese a Napoli e in altre citta.

Associazione - Donne Diritti e Giustizia.
La Presidente Giovanna Lombardi

Associazione - Donne Diritti e Giustizia






OBIETTIAMO GLI OBIETTORI

Di fronte agli attacchi sempre più pesanti all'autodeterminazione delle donne non si può più rispondere semplicemente invocando la difesa della 194. Le scellerate dichiarazioni degli antiabortisti in queste ultime settimane rendono ancor più evidente il potere sulla sfera della riproduzione (e, più in generale, su quella della salute) che la classe medica può esercitare, coadiuvata anche dall¹articolo 9 della legge 194 che prevede per il personale sanitario la possibilità dell'obiezione di coscienza ­ possibilità contemplata unicamente rispetto all'interruzione di gravidanza: in nessun altro ambito medico né in altra professione vale questa opzione.

Per riaffermare con efficacia il nostro diritto di autodeterminazione dovremmo, quindi, ripartire proprio dal nodo dell'obiezione di coscienza, da questa 'opzione', riconosciuta per legge, secondo cui alle scelte e ai problemi di sofferenza delle donne (perché abortire è una scelta sofferta) il personale medico-sanitario può anteporre i suoi 'problemi di coscienza', la sua visione della vita ­ in poche parole, in nome della propria 'coscienza' può opprimere il soggetto a cui deve assistenza.
Gli effetti di ciò sono sotto gli occhi di tutte: oggi abortire è diventato quasi impossibile e le donne stanno ritornando a pratiche clandestine per l'interruzione di gravidanza; l'arroganza degli obiettori è immensa, e nei reparti il personale che non vuole adeguarsi ai diktat dei primari obiettori ha vita dura; perfino l'accesso alle scuole di specializzazione in ostetricia e ginecologia è sempre più vincolato all'atto di fede dell'obiezione di coscienza. Chi si adegua ha una strada privilegiata per far carriera; chi invece non obietta è costretta/o a impiegare la maggior parte del proprio tempo a praticare aborti per sopperire alla scarsità di personale non o biettore. Per non parlare, poi, della cospicua fetta di finanziamenti pubblici destinata agli ospedali cattolici in cui non è riconosciuta la possibilità dell'interruzione di gravidanza.

Se una cattiva legge permette, attraverso l'obiezione, di calpestare i diritti individuali, anche le/i cittadine/i hanno diritto di sapere chi sono coloro che le/i curano e di scegliere da chi farsi curare: che fiducia si può avere in quel/la ginecologo/a che costringe a inutili sofferenze in nome delle proprie convinzioni morali, pensando di aver dei diritti sul corpo dell'altra?

Crediamo sia arrivato il momento non solo di rivendicare dei diritti ma anche di praticarli.

'Obiettiamo gli obiettori' significa che esercitiamo il diritto di scegliere da chi farci curare, pretendendo un rapporto di fiducia, trasparenza e assunzione di responsabilità con la persona a cui affidiamo la nostra salute.
Significa, quindi, pretendere dalle Asl, dai Consultori e dagli Ospedali l'elenco del personale medico-sanitario che pratica l'obiezione di coscienza.

Alle donne che intendono difendere e affermare il diritto all'autodeterminazione proponiamo di:
1. costituirci come soggetti politici che esigono la pubblicizzazione e l'affissione pubblica negli ospedali e nei consultori delle liste del personale sanitario che fa obiezione;
2. cominciare a raccogliere città per città, ospedale per ospedale, consultorio per consultorio tutte le informazioni che già si hanno, facendo una prima lista dei nominativi che si posseggono;
3. promuovere il boicottaggio in toto di tutti i reparti e di tutte le prestazioni (analisi del sangue, visite, ecc) degli ospedali in cui ci sono più obiettori;
4. creare un sito dedicato a questo dove raccogliere informazioni.

Sappiamo bene che in nome di 'sacri principi' vengono compiuti i più grandi crimini della storia, la violazione dei più elementari diritti umani. Hannah Arendt ci ha insegnato che 'Il male appare banale e proprio per questo ancora più terribile: perché i suoi più o meno consapevoli servitori, altro non sono che dei piccoli, grigi burocrati, simili in tutto e per tutto al nostro vicino di casa'.
Difendere la nostra autodeterminazione dai 'burocrati del male' significa diventare protagoniste nell'esercizio e la difesa dei nostri diritti. Smantellare il sistema che si è creato intorno all'obiezione di coscienza, significa smantellare un sistema che alimenta e legittima gran parte degli attacchi contro l'autodeterminazione dei nostri corpi e delle nostre vite.
Sta a noi donne determinare un grande risveglio prendendo coscienza della vastità dell'abuso subito e impedire che si ripeta, rimpadronendoci di un sapere e di pratiche che ci mettano in grado di opporci agli abusi e di chiederne conto.

Collettivo femminista Maistat@zitt@, Milano
maistatezitte@gmail.com
http://www.vieneprimalagallina.org






Presidio!

Care,
avrete sicuramente letto la terribile notizia del blitz della polizia al Policlinico di Napoli dovuto, dicono, alla segnalazione anonima di un infanticidio in flagranza , (Art. 578 Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale), risoltosi nell'ammissione di un normale aborto terapeutico, dopo lunghi e illegittimi interrogatori e sequestro del materiale biologico espulso (previo riconoscimento della 'vittima' da parte della madre) Chi ci dice che quella telefonata sia mai arrivata? Chi può dire se non fosse invece in atto un'indagine ambientale, se non vi fosse tra le corsie un poliziotto in borghese in attesa di poter punire quei pochi medici che non obiettano all'IVG? Viviamo in questi giorni un accanimento generalizzato (disumano e rabbioso) contro la libertà di scelta delle donne che si sta traducendo sempre più in violenze e ingiurie. In stigmatizzazioni senza senso e ora, addirittura, in un tentato arresto! Questo atto vigliacco risuona nella testa di tutte come un temibile avvertimento: vi puniremo, assassine! Ma noi non siamo assassine e tanto meno abbiamo paura. Siamo soltanto sempre più indignate e pronte a difendere le nostre vite, la nostra dignità di donne libere di scegliere.
E' chiaro come il protocollo firmato dai ginecologi cattolici romani sulla rianimazione del feto sia colpevole di aver creato un clima di criminalizzazione delle donne che vogliono o che sono costrette ad abortire. E' chiaro che la proposta di moratoria sull'aborto di Ferrara ha avuto echi straordinari tra gli integralisti che siedono e siederanno nel nostro parlamento. E' chiaro il servilismo del nostro ceto politico ai diktat vaticani così come pare chiaro che non possiamo accettare una campagna elettorale tutta incentrata su come stigmatizzare i nostri corpi e come limitare la nostra libertà di autodeterminazione.

Le compagne napoletane saranno giovedì 14/02/2008 alle 17.00 in presidio in Piazza Vanvitelli. Le donne in tutta la nazione stanno organizzando presidi in concomitanza con quello napoletano.

A Bologna l'appuntamento è domani alle 17.00 sotto l'Ospedale Sant'Orsola (Via Massarenti 9), cioè alle porte del reparto di ginecologia con il più alto numero di obiettori di coscienza, ove, insomma, il servizio pubblico non garantisce l'applicazione della Legge 194.

Rete delle donne di Bologna






COMUNICATO STAMPA
DALLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE DI ROMA
ASSEMBLEA DEL 13 FEBBRAIO 2008

Invitiamo tutte a partecipare domani 14 febbraio alle ore 17
al sit in davanti al Mi nistero della Sanità - Lungotevere Ripa, 1 Roma

L'Assemblea delle femminste e delle lesbiche romane che si è tenuta oggi 13 febbraio presso la Casa internazionale delle donne, ha visto la partecipazione di numerose donne di tutte le età che si sono espresse in modo fermo e determinato contro l'azione violenta e ingiustificata perpetrata ieri 12 febbraio presso il Policlinico Federico II di Napoli.
Le donne presenti ritengono che quanto avvenuto è una vera e propria dichiarazione di guerra. Una violenza contro il corpo delle donne, istigata dalla crociata per la moratoria sull'aborto. Una dichiarazione di guerra annunciata, preparata, provocata e istituzionale, da quando lo Stato e la politica hanno abdicato allaloro responsabilità e alla scelta di laicità.
Il tema dell'autodeterminazione delle donne è una scelta di ogni singola donna. A Napoli una donna ha subito violenza, è stata violata la sua privacy, è stato impedito e ostacolato il suo diritto alle cure necessarie (peril tempo occorso ad interrogarla), è stata umil iata e le è stato imposto di 'dare conto' ad estranei in divisa, della sua personalissima scelta.
Un magistrato e sette poliziotti hanno violato la legge agendo in abuso di poteri ai danni di una donna e di tutte le donne.

Casa Internazionale delle Donne - Roma






Comunicato stampa                                                        Roma, 13 febbraio 2008

ABORTO, ARCIDONNA:
"GRAVE QUANTO SUCCESSO A NAPOLI"
E ANNUNCIA: "L'8 MARZO MANIFESTAZIONE NAZIONALE IN DIFESA DELLA LEGGE 194"
"Il blitz della polizia al Policlinico di Napoli ha mostrato tutti i pericoli della battaglia oscurantista lanciata contro la legge 194. E' inaccettabile il clima di intimidazione generato intorno ad un diritto, ad una libertà di scelta riconosciuta dall'Onu e voluta dal popolo italiano attraverso un referendum. Proposte come la moratoria sull'aborto avanzata da Giuliano Ferrara sono dei veri e propri attacchi alla democrazia. E' giunta, pertanto, l'ora che il movimento delle donne e tutti coloro che abbiano a cuore i principi laici dello Stato scendano in piazza per dire basta a questi ripetuti attacchi alle libertà e ai diritti dello donne. Per questo, Arcidonna ha indetto per il prossimo 8 marzo a Marzo una manifestazione nazionale in difesa della legge sull'aborto, aperta a tutti: associazioni, sindacati, cittadini e cittadine". Lo ha detto Valeria Ajovalasit, presidente nazionale di Arcidonna, che aggiunge: "E' risaputo che la legge 194 ha funzionato e continua a funzionare benissimo. Chi vuole cancellarla mette a rischio la salute e la di vita di milioni di donne".

UFFICIO STAMPA
Mob. +39 333 9627743
arcidonna@gmail.com

ARCIDONNA






Comunicato stampa                                                        Roma, 12 febbraio 2008

Nel reparto di IVG del II Policlinico di Napoli, nella serata di ieri 11 Febbraio alcuni agenti del Commissariato Arenella hanno fatto irruzione, senza alcun mandato, motivando di aver notizia di reato di "feticidio".
Si trattava di un aborto terapeutico alla IV settimana regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subito l'intervento e che ha espulso, peraltro, un feto morto.
I medici, di fronte ad un inedito agire della forza pubblica, hanno tutelato la donna, ma non hanno potuto evitare il sequestro del materiale abortivo e della fotocopia della cartella (anonima) della paziente. Gli agenti hanno poi intimidito la vicina di letto della donna esortandola a testimoniare in quel momento altrimenti sarebbe stata chiamata a farlo davanti ad un giudice.

Denunciamo il clima che sta montando contro le donne, nel nostro paese e nel caso specifico in Campania, che genera procedure ai limiti della legittimità, ma soprattutto contrarie ad ogni buon senso.

La libertà femminile ha reso inevitabile l'agonia del patriarcato che, ottenebrato, mostra la sua faccia feroce contrapponendosi alle donne con l'intimidazione.

Tutte le donne, l'UDI- Unione Donne in Italia
l'Assemblea permanente delle donne di Napoli
si danno appuntamento

GIOVEDI' 14 FEBBRAIO 2008
Napoli piazza Vanvitelli alle ore 17

La nostra mobilitazione partirà da Napoli e diventerà vigilanza e presidio permanente in ogni piazza d'Italia. Autodenunciamoci tutte per aver deciso nella nostra vita.

UDI - Unione Donne in Italia
via dell'Arco di Parma 15, 00186 Roma tel 06 6865884
udinazionale@gmail.com

UDI - Unione Donne in Italia






Comunicato stampa                                                        Roma, 29 gennaio 2008

Denunciamo che la violenza maschile sulle donne è stata messa in onda nella puntata della trasmissione di Canale 5 'Uomini e Donne' del 28 gennaio, ed è passata inosservata col beneplacito della conduttrice Maria De Filippi.
Jenny, una ragazza bruna, infermiera, è la fidanzata di un corteggiatore delle "troniste" Paola e Valentina. Ha una evidente ecchimosi sul labbro superiore. Gliel'ha procurata il suo attuale fidanzato il quale è presente in trasmissione come "corteggiatore" di una delle "troniste". La ragazza afferma davanti alle telecamere di essere stata spinta a terra dal suo fidanzato e da questo pestata sul viso col tacco delle scarpe. Jenny spiega che il "pestaggio" è avvenuto due giorni prima quando lei ha chiesto chiarimenti sulla persenza di lui nella trasmissione. Ascoltando il suo racconto Maria De Filippi non commenta ma, ligia al regolamento della trasmissione che prevede che i corteggiatori/partecipanti siano liberi da legami sentimentali, rassicura Jenny che il pubblico crederà che lei è davvero la fidanzata del corteggiatore e a questo proposito dice a Jenny: "il segno che porti, ti tutela". Il corteggiatore va via fra le invettive di una tronista da lui "corteggiata".

Segue pubblicità. Del livido sul labbro superiore di Jenny, della violenza subita, della sua umiliazione, del suo dolore psichico e fisico, nel proseguio della trasmissione di "Uomini e donne" non si parla più.
Ci chiediamo se chi è responsabile del programma e chi lo conduce non si siano preoccupati del contesto pubblico pesantemente lesivo della dignità femminile cui Jenny è stata esposta, del messaggio fortemente negativo in termini di prevenzione e contrasto della violenza maschile contro le donne che la trasmisisone ha inevitabilmente veicolato non condannando apertamente l'incivile "consuetudine" che regola i rapporti uomo donna e giustifica la violenza maschile sulla partner come normale e scontata conseguenza di dissidi all¹inteno della relazione sentimentale.
Ricordiamo che (dati Isat e ONU diffusi già dal 2006) il 90% delle violenza maschili sulle donne avviene all'interno del contesto familiare e ad opera di partner ed ex partner e che l'aggressività maschile è la prima causa di morte e invalidità permanente per le donne di tutto il mondo.
Deploriamo l'atteggiamento assunto dai responsabili del programma "Uomini e donne" in questo contesto e chiediamo sia data pubblica lettura di questo documento in trasmissione.

Questo comunicatoè stato diffuso da controviolenzadonne.org per:

Maria Tiziana Lemme
Tel 333 2355714

info@controviolenzadonne.org

controviolenzadonne.org






Comunicato                                                        Roma, 9 gennaio 2008

Sabato 12 gennaio - ore 10,00

Assemblea nazionale delle donne

"Bilancio e prospettive dopo la manifestazione del 24 novembre"


Casa Internazionale delle Donne,
Via San Francesco di Sales 1\a - Roma

La violenza maschile contro le donne non ha confini, abbiamo detto nella grande manifestazione del 24 novembre, e infatti ha invaso di nuovo il salotto mediatico e politico con la scellerata campagna di attacco alla nostra libertà ed autodeterminazione.

Ancora una volta, con la proposta di moratoria internazionale contro l'aborto, gli uomini parlano in nome e per conto delle donne con l'unico scopo di negarne l'autonomia, considerandoci meri contenitori biologici senza volontà nè controllo del nostro corpo.

Il successo del 24 novembre ha mostrato la forza dell'autorappresentazione delle donne e delle lesbiche. Vogliamo continuare ad affermare la nostra autodeterminazione e libertà di scelta, rifiutando ogni delega al potere maschile e il dominio sulle nostre vite e sui nostri corpi.

Ribadiamo la nostra critica alla famiglia patriarcale e all'eterosessismo continuando la lotta contro la violenza degli uomini sulle donne che nasce in famiglia e non è una questione di ordine pubblico.

La parola è nostra!

L'assemblea romana



Comunicato stampa                                                   Roma, 25 novembre 2007

La Casa internazionale pretende verità
Quando il dito indica la luna gli ipocriti guardano il dito

La Casa internazionale delle donne si rallegra per il successo della grande manifestazione del 24 novembre, nella quale 150.000 donne hanno denunciato i livelli intollerabili della violenza maschile contro le donne: una violenza che non conosce confini tra i paesi e le culture, e che soprattutto in famiglia si compie in modi efferati. Nella lunga preparazione della manifestazione, numerose assemblee nazionali avevano costruito un percorso di grande affermazione di autonomia delle donne, della loro autodeterminazione e della radicalità delle loro posizioni, in difesa della libertà femminile e contrarie ad ogni strumentalizzazione. La manifestazione intendeva denunciare il disconoscimento della realtà, compiuto nelle politiche securitarie: la violenza alle donne non c'entra nulla con il "pacchetto sicurezza" ma richiede piuttosto un decisivo salto di qualità culturale e antropologico, e un impegno politico in questo senso.
In particolare, si era perciò deciso di non avere palchi a conclusione del corteo, per evitare lo spettacolo dei soliti "cappelli" partitici. A piazza Navona, invece, le 150.000 donne hanno trovato ad accoglierle un "fuori programma", un palco televisivo, con donne parlamentari e ministre che in quella sede rappresentavano le istituzioni di governo e di opposizione. Aderire ad una manifestazione significa condividerne i contenuti, le pratiche, le finalità: sarebbe stato opportuno, per le politiche di professione, prendere sul serio le discriminanti poste dalle donne, ed evitare quindi ogni protagonismo mediatico.
Non dunque di intolleranza, si tratta, né tanto meno di violenza verbale: troppi organi di dis-informazione descrivono così la vivace reazione delle organizzatrici, secondo vecchi metodi maschili, ma perdono l'occasione di esplicitare il senso e la novità di una grande affermazione di autonomia politica delle donne.

La Casa Internazionale delle Donne - Roma



Comunicato stampa                                                   Roma, 15 novembre 2007

L'obiettivo della manifestazione di sabato 24 novembre è quello di riportare al centro del dibattito politico e culturale del Paese la violenza maschile contro le donne come la più grave violazione dei diritti umani.

Le assemblee nazionali che si sono svolte a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne e il dibattito che ogni giorno registriamo sul sito controviolenzadonne.org hanno espresso ed esprimono la più ampia volontà di partecipazione delle donne di tutta Italia, posizioni condivise e sensibilità differenti. Nel rispetto di tutte, l'obiettivo comune rimane quello di riaffermare l'autonomia politica e la forza delle pratiche politiche delle donne.

Come donne in lotta contro la violenza degli uomini rifiutiamo qualsiasi forma di prevaricazione, discriminazione e sfruttamento. Ribadiamo quindi il nostro essere antifasciste e antirazziste.

L'Assemblea romana



Comunicato stampa                                                   Roma, 1 novembre 2007

controviolenzadonne.org
che ha indetto una Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne a Roma il 24 novembre, condanna fermamente l'approccio securitario con cui le istituzioni stanno affrontando il caso della donna violentata e in coma da ieri, dopo aver subito un'aggressione a Roma presso la stazione ferroviaria di Tor di Quinto.
Ancora una volta la violenza maschile viene ricondotta a un problema di sicurezza delle città e di ordine pubblico, strumentalizzando a fini politici il dramma di donne che vengono stuprate e in molti casi uccise.
La violenza contro le donne continua a essere trattata come devianza di singoli o come responsabilità da addossare alla nazionalità degli aggressori e degli omicidi, mentre è strutturata all'interno della società e della famiglia, e deriva dal dominio storico di un sesso sull'altro.
L'aggressività maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente (dati Onu) per le donne in tutto il mondo.
Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo non può esserci salto di civiltà.
La violenza sessista contro le donne è una delle emergenze sociali e politiche più pressanti e il silenzio delle istituzioni sul tema non è più accettabile.
Le donne di tutta Italia, i Centri antiviolenza e l'associazionismo femminile e femminista che hanno aderito all'appello del sito www.controviolenza.org scenderanno in piazza sabato 24 novembre a Roma per condannare la violenza maschile contro le donne e per affermare, come protagoniste, la libertà di decidere delle loro vite nel pubblico e nel privato.

www.controviolenzadonne.org



 

Comunicato stampa                                                   Roma, 23 ottobre 2007

L'assemblea di singole donne e di realtà associative femminili, femministe e lesbiche, provenienti da tutta Italia, che si sono riunite in assemblea pubblica domenica 21 ottobre a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne, sulla base dell'appello diffuso dal sito www.controviolenzadonne.org hanno indetto una

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
SABATO 24 NOVEMBRE 2007 - ORE 14

In occasione della
Giornata Internazionale
contro la violenza sulle Donne

L'Assemblea ha denunciato le continue violenze e gli assassini che avvengono in contesti familiari da parte di padri, fidanzati, mariti, ex e conoscenti.
La violenza contro le donne viene attribuita alla devianza di singoli, mentre avviene principalmente all'interno del nucleo familiare dove si strutturano i rapporti di potere e di dipendenza.
L'aggressività maschile è stata riconosciuta (dati Onu) come la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo.
L'Assemblea ha sottolineato come il tema, soprattutto in Italia, continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura, avallando la tesi che sia qualcosa di ineluttabile, mentre si tratta di un grave arretramento della relazione uomo donna.
L'Assemblea ha richiesto con forza che il tema non venga ricondotto, come si sostiene da più parti, a un problema di sicurezza delle città o di ordine pubblico. La violenza sulle donne non potrà essere sconfitta attraverso scorciatoie legislative e provvedimenti di stampo repressivo.
La violenza maschile non conosce differenze di classe, etnia, cultura, religione e appartenenza politica. Denunciamo la specifica violenza contro le lesbiche volta ad imporre un unico modello eterosessuale.
Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo non può esserci salto di civiltà.
Tutte le donne e le realtà associative presenti all'Assemblea del 21 ottobre hanno unanimemente stabilito di prendere la parola in piazza a SABATO 24 NOVEMBRE a Roma per affermare come protagoniste la libertà di decidere delle proprie vite nel pubblico e nel privato, ribadendo l'autodeterminazione e la forza delle pratiche politiche femminili e femministe.

Per firmare l'appello

www.controviolenzadonne.org