Col sostegno e la convinzione delle donne che sono convenute nella sala Gemito del Comune di Napoli inizia il suo viaggio attraverso il Paese la legge per il “Risarcimento pubblico alle vittime di violenza sessuata”.
riceviamo da UDI NAPOLI e pubblichiamo:


Napoli, 18/01/2010
Il viaggio è cominciato da una sala “che ci voleva coraggio perché è troppo grande” e che invece si è rivelata quella giusta, grazie al lavoro di tutte.
Per tutte noi, intendendo con noi anche quelle che ci hanno appassionatamente seguite da tutta Italia, è l’inizio di una nuova sfida non di una provocazione: un nuovo piano di confronto col Paese e con le Istituzioni nel merito della condizione di illibertà imposta alle donne, perché donne.
Le donne sanno che combattere la lotta ai meccanismi delle violenze è qualcosa di più che lotta al crimine. Tuttavia è dal crimine che ancora una volta si deve riprendere parola, perché è quello che è socialmente e politicamente tollerato.
Risarcire le vittime, almeno, diciamo noi. Risarcire con un fondo pubblico, perché la responsabilità è pubblica.

Tutte coloro che hanno chiesto di “far viaggiare” la legge la riceveranno via mail, e speriamo che ancora tante la chiederanno.
Abbiamo pensato ad una raccolta del consenso attraverso la firma, ma pensiamo anche alla mobilitazione con un presidio nella piazza del Parlamento, come tappa successiva.


Il gradimento espresso dalle Parlamentari che hanno ricevuto il testo, naturalmente, ci incoraggia sulla prospettiva della riapertura di un dibattito più ampio anche nelle Istituzioni che, non dimentichiamo, sono quelle che gestiscono le risorse. Per questo crediamo sia stato importante consegnare anche formalmente il testo a Maria Fortuna Incostante, che ha voluto essere con noi per tutta la durata dell’incontro, Annamaria Carloni e Silvana Mura.
Le associazioni e il movimento delle donne Napoletano sono senza fissa dimora, non per questo non hanno una casa. La loro casa sono le iniziative, i luoghi che di volta in volta segnano il convenire e il condividere: l’ospitalità femminilmente offerta da Valeria Valente è una forma di sostegno e condivisione che ci aspettiamo per la durata della nostra impresa.


Salutiamo, simbolicamente per tutte le altre, le prime due viaggiatrici Matilde Lanzino (fondazione Roberta Lanzino) e Imma Barbarossa.

Per il Cartello Antiviolenza delle donne di Napoli

Stefania Cantatore  

Contatti e adesioni
udinapoli@gmail.com
3334843616




COMUNICATO STAMPA:
Il 15 Gennaio alle 17 , nella Sala Gemito del Comune di Napoli,
riceviamo da UDI NAPOLI e pubblichiamo:


donne della Campania e di altre regioni si incontreranno per illustrare e sottoscrivere la proposta di legge per il risarcimento delle vittime di violenza sessuata. Al termine dell’incontro pubblico, ad alcune Parlamentari, verrà affidato il testo perché venga posto nell’agenda dell’attività legislativa. Più volte il movimento delle donne ha posto l’accento sulla mancanza in Italia di una legge organica sulla violenza sessuata.
Provvedimenti parziali, stralciati da una legge di sistema, denunciano il sostanziale vuoto d’intenti negli schieramenti dell’una dell’altra parte.
Il movimento delle donne, l’Udi  le altre associazioni attive localmente da tempo denunciano le responsabilità collettive sui danni subiti dalle donne, da tempo hanno svelato la stretta connessione esistente tra il disinteresse politico e la reiterazione e la crescita del femminicidio. Così come da tempo è stata svelata l’inconsistenza delle pratiche di governo nel contrastare le violenze, nonostante le enfatizzazioni mediatiche e verbali. Una legge sul risarcimento pubblico delle vittime di violenza sessuata è, più che una proposta sulle così dette politiche di genere, il paradigma rispetto al quale va riconsiderata  la stessa concezione di legalità ed è infine il banco di prova dell’interesse dello Stato ad eliminare l’oppressione più antica sulle cittadine.

Hanno assicurato il loro intervento le senatrici Incostante, Carloni e La Mura

Porta il benvenute delle donne della Città Valeria Valente

Introducono Stefania Cantatore (UDI) e Rosaria Esposito (ass.Maddalena)
Illustrano la legge le avvocate Coccia, De Riso e De Gennaro

Testimonianze dei Centri Antiviolenza e del Centro Roberta Lanzino di Cosenza
aprono il dibattito al quale seguirà la consegna del testo di legge alle Parlamentari e alle donne presenti per diffonderlo e raccogliere firme a sostegno.

 

Per le organizzatrici Stefania Cantatore (Udi Di Napoli)

Prime firmatarie del progetto:
Udi di Napoli, Associazione Maddalena, Associazione donne medico, Arcidonna, Comitato 194, DonneSuDonne, Centro EVA, Elvira Reale, Simona Ricciardelli, Ersilia Salvato, Elena Coccia, Maria Giorgia De Gennaro, Maria Pia de Riso, Angela Cortese, Annamaria Spina, Giovanna Crivelli, Udi di Catania, Carla Cantatore, Spazio Aspasia, Annalisa Marino, Controviolenzadonne, Carmela de Santo, Rosetta Papa, Arcilesbica  

Contatti e adesioni
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3334843616




COMUNICATO Coordinamento Facciamo Breccia 10 dicembre 2009
riceviamo da Fuoricampo Lesbian Group e pubblichiamo:



Circa un mese e mezzo fa Graziella Bertozzo ha indirizzato una lettera aperta al vicepresidente nazionale di Arcigay, Riccardo Gottardi, proponendo il ritiro congiunto di tutte le querele in corso in questo momento risalenti al Pride di Bologna 2008: quelle per diffamazione a esponenti di Arcigay e Arcilesbica da parte di Facciamo Breccia e quella di Riccardo Gottardi per percosse e minacce a Elena Biagini.
Il ritiro delle querele sarebbe un atto politico: “in un paese dove la politica è sempre più ridotta ad una guerra giudiziaria a suon di querele, lanciamo un segnale: almeno fra chi dice di voler combattere una battaglia per libertà e diritti, ritorniamo su un terreno di civiltà”. Il silenzio davanti a queste lettere aperte si è fatto assordante. Dal momento che le lettere aperte non erano indirizzate a Riccardo Gottardi come singolo ma in quanto carica istituzionale di Arcigay e esplicitamente rivolte a tutta Arcigay così come ad Arcilesbica, l'assoluta mancanza di risposta ci lascia basiti/e e ci fa nutrire molti dubbi sulla possibilità di un piano politico di confronto costruttivo sul pride o su qualunque iniziativa politica.
Tanto più che in questo mese e mezzo, laddove ci siamo trovati/e a condividere piazze e iniziative con arcigay/arcilesbica, abbiamo più volte sollecitato prese di posizione anche di singoli esponenti o circoli locali. Tanto più che questo silenzio si aggiunge ad un altro altrettanto assordante: nonostante l’archiviazione delle denunce emesse contro Graziella Bertozzo non abbiamo letto nessuna ritrattazione delle parole pesanti e inaccettabili scritte e divulgate all’indomani del pride di Bologna 2008 da Arcigay e Arcilesbica nazionali e dal Comitato Bologna Pride (comunicato non firmato da Marcella Di Folco che di quel comitato faceva parte).
In un momento tanto difficile per tutte le soggettività che lottano per l’autodeterminazione e conducono percorsi di liberazione, è necessario tornare ad un confronto politico piano e costruttivo, uscendo dai tribunali e impegnando tutte e tutti le energie e le capacità di cui disponiamo per mettere in atto politiche e pratiche di più ampio coinvolgimento possibile. Il ritiro delle querele resta per noi indispensabile per ripristinare un terreno di confronto politico con Arcigay e Arcilesbica.
Coordinamento Facciamo Breccia

www.facciamobreccia.org





COMUNICATO Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario 6 dicembre 2009
riceviamo da "cobasta" e pubblichiamo:



Dopo il 28 e il 29 discutiamo e cambiamo.
Il 28 è stata una manifestazione partita male e caratterizzata poi inevitabilmente dalla linea della tiepidissima denuncia e della "convivenza civile". A parte poche parti del corteo in cui vi era la denuncia della polizia che stupra nei CIE, con presenza anche di donne immigrate con Action A, la denuncia di Montalto di Castro e in particolare dello "stupro a spese dello Stato" portata in particolare dalle compagne bolognesi e dall'ass. Erinna, la denuncia dei recenti provvedimenti antiaborto e antimmigrate della Carfagna, la presenza di uno spezzone di "donne da sud" (non solo per la provenienza, ma perchè "da Sud" vuole dare il senso della profondità dell'oppressione della donna), la denuncia dell'utilizzatore finale Berlusconi della violenza sistemica legalizzata portata dalle compagne del MFPR, e poco altro, il resto - e ciò che ha dato il segno "ufficiale" della manifestazione - era deprimentemente riformista, democratico nel senso perbenista della parola, caratterizzato dalla parola d'ordine "Basta". Una parola d'ordine generica che non indica un percorso di lotta, ma di fatto una richiesta (a chi?), che parla di violenza senza tempo né spazio, che non denuncia la violenza sessuale nella fase specifica in cui il sessismo è legato strettamente al fascismo istituzionale e non e al razzismo; non una parola contro Berlusconi e l'uso/abuso del potere politico contro le donne (a parte rarissime eccezioni).
L'unico striscione contro il governo era quello che diceva chiaro: "noi odiamo gli uomini che odiano le donne - 1°della lista: Berlusconi". Anche la composizione del corteo è stata una specchio dell'impostazione imposta da alcune realtà e compagne, in particolare romane, alla manifestazione: mentre nel 2007 le parlamentari sia di destra che di "sinistra" erano tenute fuori e furono attaccate/cacciate, il 28, invece, giravano nel corteo e parlamentari del PD rilasciavano anche interviste (valorizzate pure nei blog/siti); mentre nel 2007 giustamente gli uomini erano fuori perchè il corteo doveva affermare l'autonomia autorganizzata della forza e unità delle donne, il 28 erano accolti nel corteo gli uomini organizzati nel "maschile/ plurale" e la loro presenza da parte di alcune è stata considerata addirittura "la novità importante della Giornata sulla violenza contro le donne" (L. Melandri)
La realtà è che nonostante la denominazione del sito "torniamo in piazza", la manifestazione ha mostrato quello che era evidente già da prima: una manifestazione organizzata "sulle donne" e non "con le donne" che da mesi GIA' scendono in piazza e fanno anche lotte dure: lavoratrici che stanno perdendo il lavoro, disoccupate, precarie della scuola, dei call, center, studentesse, ecc.; che parla della lotta contro la violenza sessuale ma si guarda bene di andare a Montalto di Castro per lottarvi concretamente. Queste donne sono state usate solo nei discorsi, nelle e mail, quando si è solo voluto contrapporre le "donne reali", i "problemi concreti che vivono ogni giorno", alla lotta contro il primo e ultimo utilizzatore/responsabile di questa condizione delle donne: Berlusconi, le sue ministre, e la inesistente "opposizione". Per non fare in realtà la lotta qui ed ora, che non si esaurisce in una manifestazione all'anno.
Parlare "sulle donne" ma non dare voce, non essere espressione, non sostenere la maggioranza delle donne, ha reso via via arida, inutile, piccolo borghese nel senso più negativo del termine, la lista "sommosse".

In questo senso, la bella iniziativa del 29 a Montalto non solo è stata una cosa necessaria e sacrosanta, ma è stata l'altra lotta, quella giusta rispetto all'impostazione del 28. Il 28 e il 29 non sono, quindi, "due iniziative", ma sono due linee, due modi di concepire la lotta contro la violenza sessuale, due pratiche diverse - tant'è che anche chi poteva non è venuta a Montalto (soprattutto le romane che non avevano neanche la giustificazione delle difficoltà pratiche) e altre addirittura l'hanno apertamente boicottata. Questo non lo dobbiamo nascondere ma farne terreno di chiarezza e di decisioni conseguenti.
La manifestazione a Montalto è stata costruita da pochissime, le compagne di Bologna che ci hanno messo un grande impegno anche pratico, le compagne del Mfpr che l'hanno sostenuta, la compagna Luigia che ha dato la spinta definitiva, le compagne dell'ass. Erinna che dopo prime difficoltà sono state determinate, forti, accoglienti, e poi a Montalto altre realtà da Milano a Pisa, anche qualcuna da Roma, ecc.; ma è stata costruita con un confronto franco e aperto che aveva l'unico scopo di fare la cosa giusta e necessaria per Marinella e per tutte le donne - tutt'altra cosa dei dibattiti tutti interni apparsi su "sommosse" che non interessano nessuna. L'iniziativa a Montalto è stata di rottura qui ed ora, sì anche di "guerra civile" (nel senso di necessaria lotta anche tra la popolazione e le stesse donne). L'iniziativa a Montalto è stata di chiarezza/schieramento tra la gente: vi erano donne che dicevano "fate schifo", ma altre che applaudivano. Ma questo è inevitabile e necessario. Il "moderno fascismo" non è solo repressione e violenza, ma anche costruzione di ideologia reazionaria, razzista, costruzione di opinioni di massa, ecc. Contro tutto questo non bastano gli appelli, ma occorrono i fatti, una lotta aperta, coraggiosa, in prima persona, per schierare, per permettere anche alle poche di non sentirsi sole.
Chi non è venuta volutamente a Montalto (e non per ragioni pratiche) ha invece lasciato sole le Marinelle, le donne, le compagne che non ci stanno; in nome di un ipocrito rispetto delle opinioni, non si ostacola che il cancro dell'ideologia fascista, sessista, razzista possa via via invadere come una macchia nera senza trovare barriere.

Ora non si può, ripetiamo, far finta di niente e tornare ai dibattiti in lista, o fare una due/tre giorni per il "piacere" di parlarsi addosso. Lasciamo a chi si sveglia una volta all'anno, farlo.
Noi vogliamo, invece, dare continuità al modo come si è costruita la manifestazione a Montalto, vogliamo unire la lotta contro la violenza sessuale di Stato alla lotta delle immigrate, delle lavoratrici, precarie, disoccupate, delle ragazze nelle scuole e nelle università, alla lotta delle donne contro i "terremoti" nei territori. Vogliamo costruire un momento di assemblea nazionale, in cui protagoniste siano le donne, le ragazze, compagne, collettivi che lavorano e lottano ogni giorno.

Per questo: rilanciamo la proposta di preparare un incontro/assemblea nazionale - il luogo proposto e che vorremmo confermare è L'Aquila, il periodo potrebbe essere febbraio.

Prepariamola attraverso un uso più vasto della lista Tavolo 4, che sempre di più deve essere il quadro di tutte le lotte, i dibattiti reali che possano interessare la maggioranza delle donne che lottano sui posti di lavoro, nelle scuole, nei territori, per essere al servizio della costruzione di una rete tra le donne, di coordinamento effettivo, di sostegno reciproco delle lotte, di costruzione di iniziative comuni, e in questo modo avanzare nella battaglia femminista, di classe, di lotta a ogni moderno fascismo, razzismo ma anche ad ogni riformismo.
La lista Tavolo 4 non è ancora così. Pochissime scrivono, non tutte le lotte sono rappresentate, vi è ancora un vizio di parlare a ruota libera, certo utile, ma oggi abbiamo bisogno di fare di questa lista sempre più uno strumento per il coordinamento e la lotta. In questo senso, facciamo appello a tutte le compagne/collettivi, anche a quelle che si sono "scocciate" dell'andazzo della lista "sommosse", a rafforzare, estendere, migliorare la lista Tavolo4.

Chiediamo alle compagne di dirci cosa ne pensano, e di cominciare a lavorare insieme in maniera coordinata.

Un forte saluto a tutte


Le compagne del MFPR





COMUNICATO
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli del 28 Ottobre 2009

Lettera aperta del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli



Abbiamo riflettuto su quello che sta succedendo, leggendo tutto quello che si può leggere. Si sta ovviamente parlando dell'affaire Marrazzo, di come i media ne hanno parlato, di come la politica abbia reagito, di cosa ne pensino l'opinione pubblica e la gente comune. I fatti sono noti a tutti: il Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, viene ripreso con un cellulare in casa di "una" transessuale, durante un incontro mercenario. Si parla di cocaina, di soldi. Si prefigura non un incontro occasionale, ma una frequentazione di lungo corso, non con una ma con "varie" transessuali. Chi ha girato il filmato? Poliziotti, che invece di fare il loro dovere, tentano un'estorsione ai danni del Presidente della Regione Lazio. Si legge che Marrazzo usa un'auto blu per recarsi agli incontri, che lì è di casa, che molti e molte lo conoscono, che non è l'unico personaggio Vip a frequentare quelle che vengono definite le "alcove dei trans".

Al di là del triste accanimento mediatico nei confronti di Marrazzo e delle varie considerazioni politiche, quello che ci preme affrontare subito e in urgenza è l'assordante silenzio rispetto ad una questione di cui nessuno parla: se invece di accompagnarsi ad "una" transessuale, Marrazzo fosse stato colto in flagrante con una donna, avrebbe suscitato tutto questo clamore? O non è per caso che l'essere stato trovato con "una" transessuale è da considerare un'aggravante, con il sollievo di bacchettoni e baciapile? E scusateci per il ripetuto virgolettato ma anche questo è un ennesimo, gravissimo sintomo di come "le" transessuali vengono percepite e conseguentemente trattate. Per correttezza nei confronti della dignità delle persone transessuali, ci si rivolge a loro al maschile se si tratta di FtM (female to male - da donna a uomo) o al femminile se si tratta di MtF (male to female - da uomo a donna), quindi utilizzando il genere di destinazione.

Il marcio non c'è solo in Danimarca, quindi nessuno pare si stupisca che i quattro Cavalieri del Trionfale spargessero polvere bianca dovunque in Via Gradoli e che forse (ma questo saranno le indagini a dircelo) tenessero sotto scacco le transessuali con il potere proprio del ruolo di forze dell'ordine. Noi ci chiediamo, e lo facciamo con cognizione di causa, se i loschi figuri al momento assicurati alle patrie galere, non tenessero sotto il loro giogo altre transessuali e se questa non sia una rarità ma una norma radicata.

Non finiremo mai di ripetere che non tutte le transessuali si prostituiscono: molte lavorano, molte studiano, molte hanno la fortuna di una famiglia o di un compagno o di una rete amicale che le sostengono nel difficile e lungo percorso di transizione. Ma anche se si prostituissero per vivere, questo le renderebbe delinquenti tout-court? E più delinquenti in quanto transessuali? E ancora di più se non in regola con il permesso di soggiorno? Su questo poggia la facilità con la quale la comunità transessuale straniera può essere oggetto di folli e incontrollabili prevaricazioni. A questo noi rispondiamo con fermezza con un no assoluto.

Rivolgiamo quindi un invito a tutte le transessuali lavoratrici del sesso che sono vessate, minacciate e sfruttate di denunciare abusi e prepotenze, per scardinare questo circolo vizioso che le vede molto spesso vittime.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

www.mariomieli.org